Unioni di comuni e politiche d’area. Una questione aperta.

A marzo, quando i comuni del cosiddetto comprensorio del Trasimeno approvarono a maggioranza, con il voto contrario di Città della Pieve, la riorganizzazione dei servizi sanitari della zona, che prevedeva, di fatto la chiusura dell’ospedale pievese, dopo alcuni secoli di storia e circa mezzo secolo di vita da ospedale di zona, ma soprattutto la rinuncia definitiva alla realizzazione di un ospedale unico di primo livello, per quest’area, sentenziammo che il comprensorio del Trasimeno, come entità sovra comunale, come esperienza d’avanguardia per la riforma dello stato locale, negli anni settanta, era finito.

Era finito perché di fatto incorporato dalle scelte regionali prevalentemente dentro l’area di Perugia.

Nella sanità, ormai anche per un’unghia incarnita si deve andare al Silvestrini, che ovviamente scoppia, e riempie i corridoi di letti.

Negli ambiti territoriali riferiti alle linee di finanziamento ed ai progetti comunitari, siamo stati collocati con l’Orvietano. Nella scuola ognuno va per conto suo. Nella gestione dei rifiuti decide  Perugia con il suo ruolo nella Gest. Sul turismo pure, sulle vie di comunicazione anche, vedi vicenda dell’Alta Velocità. Sull’acqua gli ambiti sono regionali. Le deleghe sul sociale sono gestiti ancora su base comprensoriale, ma le risorse sono ormai al lumicino. Per quanto riguarda scelte fondamentali come i collegi elettorali siamo collocati in due o tre collegi diversi.

Ma le politiche di area vasta saranno fondamentali nel prossimo futuro e sono impellenti le scelte. Occorre una riflessione seria da parte di tutti i protagonisti.

Efficienza della pubblica amministrazione ed efficienza della democrazia diventano oggi un obbligo.

Città della Pieve ha il suo referente primo, in quanto a rapporti di ogni tipo, con il comune di Chiusi e quelli toscani immediatamente confinanti, poi con l’alto Orvietano e la Pievaiola, ed infine i comuni rivieraschi del Lago Trasimeno.

Il paradosso storico, politico e burocratico, da stato ottocentesco, da stato preunitario,  è che Chiusi appartiene addirittura ad un’altra regione. Ma da qui, se vogliamo essere razionali e guardare al futuro, dobbiamo partire. Per arrivare a pensare un territorio che metta in comune la gestione di servizi, la ricerca di opportunità , la individuazione di specializzazioni, ed infine, anche se non in ordine di importanza, l’aumento del peso contrattuale.

La questione della stazione dell’Alta Velocità può essere un primo banco di prova per tutti.

Dovrebbe essere superfluo il ricordare, che in tutto questo, le carriere politiche personali non dovrebbero entrarci per niente e che semmai sono questioni che riguardano la capacità di costruire una giovane, nuova, adeguata classe dirigente locale.

Ma il ricordarlo, crediamo, non nuoce.

Gianni Fanfano

 

 

 

 

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