Un “tour” per le fontane di Chianciano Viaggio superficiale e semiserio sugli arredi urbani

L’acqua è il bene più prezioso, paragonabile alla vita stessa. L’uomo da sempre s’è adoperato per condurla dove con più facilità può servirsene. E quindi ecco la nascita delle fontane che in passato avevano uno scopo funzionale di servizio pubblico. Con il tempo la fontana ha assunto una valenza architettonica, estetica e politica. Nella Roma antica la profusione di fontane testimoniava l’avanzato livello di organizzazione politico-statale e la propensione al bello. Gli imperatori ne costruivano anche per propaganda, per accattivarsi il consenso del popolo.

Ma iniziamo il nostro giro per le fontane chiancianesi: centro storico, piazza Matteotti, troviamo una fontana settecentesca a pianta esagonale, di marmo. Dalla base si innalza una colonna che sostiene il piatto dal quale zampilla l’acqua. Monumento elegante, essenziale, sobrio, semplice. Perfettamente incastonato come posizione e stile nella piazza. Ora da piazza Matteotti facciamo un salto a piazza Italia. Se si guardano foto d’epoca, era bellissima. Mi riferisco al “pezzo” di territorio diventata poi piazza Italia. Era uno spazio quadrato con viali alberati, panchine. Bello.

Aveva un assetto molto ben definito e strutturato dal quale una bellissima piazza doveva essere naturale evoluzione. Invece venne fuori la piazza che dagli anni sessanta-settanta tutti ricordano come una sorta di parcheggio e fermata autobus. Per riqualificare la piazza stessa sorse la prima fontana, provvisoria, “dell’era moderna”: un enorme quadrato che campeggiava nella piazza insinuando uno dei quattro angoli fino a quasi la diagonale della vasca. Si innestava fin sopra gli scaloni della parte pedonale. Certo la provvisorietà della struttura era un po’ surreale. La parte impermeabile della vasca era un telo cerato. Però l’idea era suggestiva. Dal punto di vista architettonico era efficace. Sventrava il vecchio assetto della piazza mettendo in risalto l’elemento acqua che, con un getto spuntava innalzandosi per alcuni metri. Poi ricadeva, ovvio, da dove era partita.

Il popolo guardò a questa ipotesi di fontana con favore. E cittadini e turisti pensarono perfino di lanciare nella vasca (fatta di tela cerata, beninteso) delle monetine. Se quella struttura fosse stata ricostruita in maniera definitiva, forse l’estetica di piazza Italia sarebbe migliorata. La gente si fermava intorno, sostava nei suoi paraggi: l’acqua, la fontana, è un elemento-catalizzatore della socialità, della vita. Poi venne la vera “costruzione” della piazza e di una nuova futuristica fontana. Durante i lavori molti erano speranzosi in una evoluzione, un’interpretazione degli spazi concepiti affinché chiancianesi e turisti potessero riappropriarsi di questa zona centrale della città, invece l’elemento acqua (quando è in movimento) si allunga in una sorta di “fuga” dispersiva lunga quasi quanto la piazza stessa. I punti pedonali non sono ben definiti e bisogna mettere molta attenzione ai passi perché i dislivelli rischiano di far cadere chi si avvicina. I giochi d’acqua, colorati sono anche d’effetto, ma solo al colpo d’occhio lanciato da lontano. L’assetto della piazza non risulta funzionale ed è per lo più disertata dai chiancianesi stessi. La cronologia delle realizzazioni ha donato in seguito ancora una fontana posta “all’ingresso” di Chianciano venendo dall’autostrada.

Fu annunciata come elemento architettonico “per rimarcare l’identità termale” in seguito si ripiegò sul concetto di incuriosire, attrarre i bambini, qualcosa di funzionale al turismo per famiglie insomma ma che sottolineasse, in un qualche modo, la vocazione termale della città, che mettesse in risalto l’importanza dell’acqua nel territorio. Sfido chiunque a dimostrare che la finalità per la quale è stata costruita abbia colpito nel segno. Ora io sono convinto della sua buona fede di chi l’ha ideata e realizzata, però mi sento anche di esprimere dissenso per questo agglomerato di massi che non può essere chiamato fontana. Che non incuriosisce: nemmeno si vede l’acqua. La curiosità dei passanti, dei bambini, non viene affatto solleticata e credo che nessuno colleghi quel “montarozzo” al termalismo…

Recentissimamente ancora una fonte è sorta a Chianciano, sotto le mura del centro storico: piazza Gramsci. Nell’aiuola centrale che funge da rotatoria, è spuntata una fontana, semplicissima e bella, stavolta. Giochi d’acqua semplici adatti alla posizione di questo arredo urbano. Sobrietà ed eleganza a sottolineare il concetto di acqua per i chiancianesi. Richiamando perfino il termalismo per un magnifico pavone che fa la ruota all’interno della fontana stessa. Interessante e simbolica la provenienza della scultura bronzea, ottenuta dall’amministrazione da Terme di Chianciano srl in comodato d’uso gratuito. Un tempo questa scultura era situata sulla meridiana all’interno del parco Acqua Santa e con gli altri due pavoni sulla vasca all’ingresso, era simbolo delle terme di Chianciano. Il pavone che fa la ruota è sempre uno spettacolo. Io spero porti bene.

Nunzio Dell’Annunziata

 

Riguardo a Gianni Fanfano

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