Un anno fa la vittoria “civica” di Risini. Dopo il virus ora gli altri banchi di prova.

Solo un anno fa il 27 di maggio del 2019, Città della Pieve ha vissuto uno di quei momenti che resteranno segnati nella sua storia. Dopo settanta anni a guidare l’amministrazione comunale, di questo nostro paese, non è più una maggioranza riconducibile ai partiti  di sinistra. Un cambiamento quindi storico, ma ampiamente previsto per tre motivi. Il primo perché già negli anno precedenti a Città della Pieve ed in Umbria, si era registrato un netto calo dei consensi verso quei partiti. Il secondo perché nella sanità, con il mancato ospedale unico ed il mancato pronto soccorso, a livello locale e con lo scandalo dei concorsi a livello perugino, le amministrazioni precedenti avevano creato un vasto movimento di rigetto nell’opinione pubblica complessiva. Il terzo perché a differenza delle precedenti tornate elettorali, le opposizioni non si sono frantumate in tante liste perdenti, ma hanno trovato nella lista “LiberaMente” e nella candidatura di Risini il punto di coagulo e di unità capace di rappresentare tutti.

Nonostante Risini, avesse già ricoperto negli anni ’90 incarichi politici, il 27 di maggio ha preso corpo una amministrazione completamente nuova e senza esperienza di incarichi amministrativi e quindi questo anno può comunque essere considerato un anno di rodaggio e di presa delle misure da parte di tutti i protagonisti. In più nei tre mesi finali di questo primo periodo si è abbattuto, come nel resto del mondo, il terremoto del coronavirus, un terremoto dalle conseguenze non ancora calcolabili, che ha trasformato le nostre vite ed anche l’ordinario lavoro del Comune.

Va detto che alla prova dei fatti questa amministrazione in carica, a cominciare dal sindaco, ha retto bene questa straordinaria emergenza. Con pacatezza e con fermezza. Come del resto l’insieme dei Comuni di questa zona.

Con la “ripartenza” cominciano quindi per la nuova Giunta, una serie di “prove” che misureranno fino in fondo la capacità di cambiamento che le è stata chiesta massicciamente con il voto. In primo luogo, per quelle che sono le sue competenze, non certo sterminate, sul terreno delle attività economiche, che vivranno una selezione drammatica. Qui si chiede lo sforzo almeno di non aumentare le tasse locali e di far funzionare al meglio i servizi. Non sarà semplice, perché i comuni non hanno ancora avuto dal Governo l’attenzione necessaria. Ma anche perché una parte di essi non sono più gestiti direttamente dal Comune , ma lo sono in forma associata e delegata, vedi gestione rifiuti e servizio idrico, attraverso società a prevalente proprietà pubblica ( Tsa, Umbria Acque). Società che sinora però hanno poco corrisposto agli interessi pubblici. Sarà un primo banco di prova, non tanto per una modifica sostanziale dello stato delle cose, che presuppone una visione comune anche degli altri Comuni, e della Regione in particolare, ma soprattutto per portare a conoscenza dei cittadini il vero stato delle cose, con una non rinviabile  operazione di trasparenza. Per le attività economiche non sono certo quei due o trecentomila euro annui di bilancio non vincolato di cui può disporre un comune come quello di Città della Pieve, che possono risolvere i problemi. Allora il banco di prova sarà la capacità di attingere alle linee di finanziamento che soprattutto a livello comunitario si metteranno in moto. Linee ordinarie e straordinarie.

E qui viene il secondo banco di prova. Un po’ di cose possono essere fatte da soli. Come singolo comune, E vanno fatte. Altre però avranno bisogno di mettersi insieme con altri Comuni. L’alleanza più naturale per noi, quella con Chiusi è bloccata dal congelamento antistorico dei confini regionali. Ma qualcosa va fatto. Come era stato fatto e con qualcosa di più. Sulle scuole, sui trasporti, sulla programmazione territoriale e ambientale. Poi c’è il nodo dell’Umbria. Il “comprensorio del Trasimeno”, finiti gli anni dei progetti del primo regionalismo, è stata un’araba fenice, prevalentemente al servizio di progetti personali di carriera politica. Comprensorio del Trasimeno su cui è stata messa la pietra tombale con la mancata realizzazione dell’ospedale unico e con lo “sciogliete le righe” conseguente. Per miopia regionale e locale. L’Unione dei Comuni che resta è una cosa difficilmente definibile. Fa bene Risini a tenere le distanze da impegni al suo interno, almeno fino a quando non sarà chiarito il futuro della sanità in quest’area “disagiata di confine”, fino a quando non saranno chiare le posizioni su “pronto soccorso” appunto e ospedale unico. Sappiamo che a livello tecnico sono venute fuori proposte interessanti, ma ho detto a qualche amico di aspettare di vedere quello che esce alla fine dal cappello della politica. Intanto il comune di Castiglione ha già messo il bastone fra le ruote di ogni proposta razionale rilanciando la carta del “mezzo ospedale dentro la Rocca Medievale”. E’ chiaro quindi che in mancanza di un assetto istituzionale nuovo che presuppone la costituzione della Regione dell’Italia Centrale, le alleanze e le associazioni da fare siano a geografia variabile secondo le diverse esigenze di una delle più tipiche zone di confine. Con un attenzione particolare all’area dei comuni dell’alto Orvietano.

Vedo infine, tra gli altri, un altro banco di prova non tanto istituzionale o amministrativo, quanto politico. La lista civica “LiberaMente”, come molte altre esperienze analoghe, è nata e abbiamo visto ha vinto, grazie alla crisi della politica e dei partiti tradizionali. Tutti, di destra e di sinistra. Ma la politica, quella fatta bene, serve. E se non c’è o è poca cosa, va ricostruita, nella misura e nella qualità che serve. Partiti e movimenti se vorranno faranno la loro parte. Alla lista Liberamente, la situazione pievese chiede di fare uno sforzo ulteriore, anche per il suo bene. Amministrare e governare si. Amministrare secondo le esigenze di una crisi drammatica, ma anche provare a ricostruire una nuova politica. Intanto mettendo un primo mattone, quello di costituirsi in associazione politica e culturale, dove i tanti cittadini che l’hanno votata possano trovare un momento di confronto, stimolo e di progetto, normale, trasparente e perché no, democratico. Sia chiaro una delle novità più segnalate di questa amministrazione e di questo sindaco è stata la “riapertura del Comune”, anche fisica, e soprattutto da parte del sindaco la continua presenza e disponibilità. Questo è un pezzo importante della politica , ma pur sempre un pezzo. Questo primo mattone sarebbe anche la risposta più incisiva a chi, con pochi argomenti, continua ad accusare questa giunta di essere “leghista”. A parte che non ci sarebbe nulla di male, a mio parere, se fosse il frutto di una libera scelta dell’elettorato. Solo che così non è. Certo per Risini hanno votato credo tutti quei cittadini pievesi che alle europee hanno votato poi per la Lega, ma se fossero stati solo loro, Risini non avrebbe vinto. Non solo ma Risini ha fatto bene prima e fa bene, adesso, a tenere buoni rapporti con gli esponenti della nuova maggioranza regionale e con la Giunta. Come del resto provano a fare anche altri sindaci, compresi quelli ancora eletti dal centro sinistra. E con chi dovrebbero essere tenuti buoni rapporti? Con chi si dovrebbero discutere e trattare i problemi e le scelte in economia, in sanità, nella viabilità e nei trasporti, con Alta Velocità e Pievaiola in testa? Con quelle minoranze che per quanto possano fare, per responsabilità della legge elettorale fatta qualche anno fa, da altri, contano quanto il due di briscola?

Ci fermiamo qui. Anche perché avremo modo di continuare questa riflessione, e questo confronto. Pensiamo, a chi interessa, di avere messo diversa carne al fuoco. Con l’augurio e con la speranza che continuando si possa cuocere e non bruciare.

Gianni Fanfano

 

 

 

 

 

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