Umbria Jazz. Intervista a Carlo Pagnotta “Dopo di me niente diluvio” Rassegna stampa. Dal Corriere dell’Umbria di Anna Lia Sabelli Fioretti

Aveva promesso da diverso tempo che avrebbe fatto un’intervista a 360 gradi, a tutto campo, senza “no comment”, omissioni e reticenze e ha mantenuto l’impegno davanti ad un piatto di pastasciutta in bianco con tanto parmigiano e ad un bicchiere di vino bianco ghiacciato.

Carlo Pagnotta ha vivisezionato sia i problemi di Umbria Jazz: rapporti con Orvieto, Terni, con il Comune, ristrutturazione di Uj e la sua successione, sia quelli più in generale di Perugia: teatro Turreno, teatro Pavone, Perugia 1416. Senza esitazioni nè tentennamenti, con l’intenzione di fare una volta per tutte chiarezza su alcuni argomenti che sono stati fonte di polemiche e gli stanno particolarmente a cuore.

In occasione della conferenza stampa finale di Uj 2016 lei ha minacciato di mettere all’asta la manifestazione per lo scarno interesse economico dimostrato dal Comune di Perugia. Cosa è successo dopo?

“La mia era chiaramente una provocazione, però ribadisco che l’atteggiamento del Comune nei confronti di Umbria Jazz è scandaloso e ho scoperto che c’è tanta gente che la pensa come me. Prima di alzare i toni ho chiesto che ci sia un incontro tra la presidente Marini, l’assessore Cecchini, il sindaco Romizi e, perché no, anche l’assessore Severini, per definire i rapporti finanziari con la nostra manifestazione. C’è un assessore che pensa solo alle mostre, e questo può andare, ma poi si inventa “Perugia 1416″ che come notorietà massima arriva fino a Corciano, mentre si dimentica quanto Uj ha portato all’Umbria e alla città in 44 anni di vita. Nei giorni scorsi l’assessore Casaioli ha avuto l’intelligenza e forse il pudore di non inserire la rievocazione storica tra gli eventi più importanti di Perugia (Uj, Festival del Giornalismo, Umbrialibri). Il Comune ci da 50 mila euro e noi gli paghiamo tutti gli spazi comunali che il più delle volte non sono sufficienti per il nostro pubblico”.

Sono cattivi anche i rapporti con il Comune di Orvieto per Uj Winter? “Orvieto ha rischiato veramente di fare la fine di Temi a causa di certi atteggiamenti di “taluni” e dicendo “taluni” qualcuno capirà. Grazie al sindaco il Festival a Orvieto si farà per la 24ma volta perché ha capito che Umbria Jazz la fa Umbria Jazz e al massimo alcune associazioni locali che partecipano all’organizzazione secondo i nostri dettami”.

C’è una seria possibilità che U j ritorni anche a Terni nel periodo pasquale? “C’è una possibilità, si tratta di vedere quali sono le disponibilità economiche. C’è chi pensa, dalla maniera in cui siamo usciti da Temi, che per il sottoscritto potrebbe essere una rivincita, ma non è il mio pensiero. Il campanilismo lo lascio al derby, però prima dobbiamo risolvere i problemi di Uj a Perugia e a Orvieto e alla ristrutturazione della Fondazione”.

Sappiamo che da tempo lei mugugna su come è ora strutturata Umbria Jazz. La soluzione attuale di Fondazione di Partecipazione non la soddisfa. Cosa vorrebbe?

“Nella Fondazione di partecipazione sono entrati due privati che non pagavano. Tutto è rimasto sulle spalle della Regione che da sola non ce la può fare. Quindi Perugia e Orvieto si debbono dar da fare a trovare sponsor. Umbria Jazz ha bisogno di una struttura seria, come quella del Festival dei Due Mondi, che si occupi professionalmente della ricerca di partner. I commercianti battono gli scontrini ma non fanno mai niente per Uj. La Camera di Commercio è persino uscita dalla Fondazione”.

Pero è stata risolta la questione delle Clinics con il Comune…

“Nel Paese in cui siamo, specializzato nel creare carrozzoni, le Clinics vengono gestite da 2 persone e una segretaria part time. Sembra che finalmente le Clinics con il Berkley of Music di Boston vengano istituzionalizzate dal Comune. Scenderanno in campo per questo progetto anche l’Università degli Studi e l’Adisu ma credo che anche la Regione ne debba far parte. Ho volutamente

lasciato in fondo la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che non finirò mai di ringraziare perché senza il suo intervento le Clinics da tempo avrebbero chiuso bottega. Auspico che voglia inserirsi anche lei in questo nuovo progetto che porta in Umbria centinaia di studenti da 25 Paesi del mondo”.

Perché quest’anno non ci sarà la Stagione?

“Perché se i contributi del Comune tardano il sottoscritto e altre poche persone debbono tirare fuori i soldi di tasca loro. Spero che quei 20 mila euro risparmiati dal Comune vadano ad aggiungersi alla stagione di Uj e non a “Perugia 1416″ di cui tutti i perugini aspettano ancora di vedere il bilancio consuntivo, visto che viene richiesto quello di Umbria Jazz”.

Comprensivo dell’ammontare del suo rimborso spese...

“A fronte di certe richieste potrei chiedere anche io lo stesso trattamento di Giorgio Ferrara a Spoleto: stipendio e rimborso spese”.

Si fa un gran parlare del “dopo Pagnotta”. Dopo di lei il diluvio oppure sta pensando ad una soluzione?

“Ci sto pensando, ci stiamo pensando. Da anni. Ecco perché chiedo una migliore strutturazione di Uj. Al North Sea Jazz Festival in Olanda non c’è un direttore artistico ma un “programming team” ed è proprio quello che ho già proposto alla Fondazione. Tanto che ho già pronti i nomi. U consiglio di amministrazione ha un ruolo, occorre anche un comitato esecutivo, come era in passato, che serve per organizzare il Festival. Comunque alla faccia di chi ha detto che sono stanco e malato, tranne qualche acciacchetto sto benissimo. George Wein del Festival di Newport ha 91 ed è ancora presidente, ma lui ha un’importante struttura alle spalle”.

Lei è contrario al progetto di massima ipotizzato dal Comune sul Turreno?

“Uj ha bisogno di un teatro che superi i 1000 posti. Ma non solo noi, anche la città. Per la ristrutturazione del Turreno i soldi li mettono Regione e Fondazione Cassa di Risparmio, ed anche loro sono d’accordo su una struttura con questo numero di posti. Il Comune invece vuole decidere ma con i soldi degli altri. Eliminando qualche centinaio di poltrone pensa di inserirci un ristorante, come se al centro di Perugia non ce ne fossero abbastanza. Alla Casa del Jazz di Roma in 12 anni hanno cambiato già 6-7 gestori. Perugia, capoluogo di regione, ha bisogno di un ampio spazio che aveva e non ha più, per congressi, concerti e incontri”.

Pensate di utilizzarlo ancora il teatro Pavone?

“Lasciamo perdere. Per quanto mi riguarda Uj userà ancora il Pavone quando sarà fatto l’accordo con il Comune, disinfestato e messo in regola, perché Umbria Jazz si rivolge alle istituzioni e non ai privati”

Riguardo a Gianni Fanfano

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