Trafomec. Stefano Trombetti – “Mai chiesta la revoca dello sciopero”

intervista dal Corriere dell’Umbria del 06-11-2015 di Sara Minciaroni

“Non ci siamo mai sognati di chiedere la revoca dello sciopero”.

Chi parla è Stefano Tombetti, che insieme a Maurizio Pedullà e Giampiero Baldo rappresenta la direzione aziendale del gruppo Trafomec. Parla, a lungo e per la prima volta pubblicamente:

“Non siamo dei demoni e nemmeno dei maghi, anche se siamo visti come controparte, quando invece siamo parte dell’azienda esattamente come i dipendenti. Siamo qui per cercare di risollevare un sito industriale che . siamo convinti, potrebbe funzionare”.

E allora qual è il problema?

“Attualmente abbiamo lo stabilimento in subbuglio, un azionista a monte che è fallito (Trafoitalia – ndn), e da gennaio abbiamo perso il 46 per cento degli ordini. Una grande confusione tra una società e l’altra e il clima che si è andato creando non hanno certamente giovato alla situazione aziendale”.

Per quanto riguarda la questione dello sciopero?

“Se io devo vedere dei dipendenti li voglio vedere in azienda. Se c’è da fare un incontro posso chiedere di sospendere lo sciopero per tre ore, si discute in azienda e poi i dipendenti possono usare di nuovo e fare come credono”.

Per l’incontro avete riserve?

“Da parte nostra c’è piena disponibilità, abbiamo solo detto che se dobbiamo sederei e discutere dei problemi aziendali, d sembra corretto farlo in azienda”.

Ma allora perché si è generata la situazione che ha portato al sesto giorno di sciopero?

“ E’ nata una certa conflittualità da quando nell’ultima riunione è stata avanzata la richiesta di cassa integrazione, tra l’altro ordinaria, che indica l’aspettativa di transitorietà della richiesta, che quindi non è finalizzata a licenziamenti. A questo punto le parti sociali, che hanno pieno diritto a un incontro per i chiarimenti rispetto alle modalità di attuazione hanno indetto uno sciopero, senza avvertirci, la sera prima del giorno dell’incontro”.

Ma i lavoratori dicono ben altro: mancate spettanze agli ex dipendenti Trafoitalia, mancato rispetto dei livelli occupazionali e difficoltà nei pagamenti degli stipendi e la sottoscrizione di un accordo (quello del 31 marzo 2014) attualmente non rispettato.

“Capisco benissimo che quando la gente è esasperata e stanca è molto facile cavalcare i dubbi e le ansie”.

E chi le starebbe cavalcando?

“Se lei fosse un concorrente della Trafomec, avrebbe o no interesse ad alimentare questa situazione di disagio? Io non dico che qualcuno lo stia facendo, ma prima del nostro arrivo questa azienda è stata completamente depredata, 14 milioni di passivo nel 2011. Noi abbiamo fatto un piano industriale illustrato alle parti sociali, abbiamo riassorbito un certo numero dei dipendenti di Fabro, ci sono 17 addetti in meno rispetto alle nostre previsioni, ce ne sono anche 70 in più rispetto ad un anno fa. Quindi da questo punto di vista si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”.

E la garanzia economica?

“Rispetto ai dipendenti che sono stati licenziati e che hanno regolato il loro rapporto con TrafoItalia c’è un paragrafo in quell’accordo che dice che la Trafomec Europe si fa garante nella misura in cui TrafoItalia vanta un credito e nella misura in cui quegli ex dipendenti non abbiano un credito privilegiato, come in questo caso con la richiesta di surroga dell’Inps. Con il fallimento della TrafoItalia i dipendenti hanno fatto la richiesta di surroga e il tribunale li ha ammessi al credito privilegiato del fallimento. Noi non abbiamo nessun debito con TrafoItalia ma anzi un credito”.

Riguardo a Gianni Fanfano

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