Tra Spagnoli e Buitoni dal Corriere dell'Umbria di Renzo Massarelli

Va bene il cioccolato, vanno bene le V caramelle e il torrone e soprattutto le idee geniali di Luisa, poi però c’è anche la forza dirompente della comunicazione e dell’immagine … L’arte più moderna e innovativa. Oggi, soprattutto. Anche per questo, davanti al televisore, i dirigenti della fabbrica di San Sisto devono aver provato un grande rammarico e, certo, anche un po’ di imbarazzo. Cosi eravamo agli inizi dell’altro secolo. Brillanti, motivati, fantasiosi, giovani, belli e dalla lingua sciolta. E ora? beh, questo è il grande interrogativo che circola nei corridoi di quella fabbrica, a San Sisto, figlia pur sempre di Luisa Spagnoli e poi di tante generazioni Buitoni, legata comunque al proprio territorio e alla valle del Tevere anche quando diventerà una multinazionale e a una multinazionale, sia pure con le radici non più italiane, tornerà alla fine.

Il successo della storia televisiva di Luisa Spagnoli l’hanno intascato gli Spagnoli, eredi di Luisa e della fabbrica di Santa Lucia, quella con la piscina. Sono loro che parlano sui giornali, che presentano l’evento nel salotto di Bruno Vespa, che figurano largamente negli spot televisivi. La multinazionale svizzera è restata ai margini, praticamente assente così come sembra trovarsi da un po’ di tempo, di fronte al suo futuro pieno di incognite. Dirigenti Buitoni non erano presenti neanche alla presentazione della prima puntata della fiction Rai organizzata dal comune di Perugia alla sala dei Notari. Pare che non abbiano ricevuto nessun invito. Difficile pensare che a Palazzo dei Priori sia capitata una dimenticanza così grave. Chissà, tutto può essere possibile.

Carla Spagnoli, figlia di Lino e sorella di Nicoletta, amministratrice delegata dell’azienda e, quindi pronipote di Luisa, non ha perso occasione per polemizzare con la Perugina, l’azienda che fu della sua antica famiglia oltre che con le istituzioni locali e con i sindacati. Forse Carla si occupa più di politica che non dell’azienda, passione di famiglia anche questa, dai tempi di Salò e poi negli anni della repubblica. Chissà cosa avrebbe detto di questo strappo Luisa, la patriarca che, almeno da ciò che si vede nella storia televisiva, della politica sembra non avere interesse anche se il suo compagno Giovanni Buitoni aveva ricoperto, durante il loro rapporto, la carica di Podestà di Perugia tra il 1939 e il ’34, grazie soprattutto alla capacità dimostrata come imprenditore. Con buoni risultati, ovviamente, sino alla soglia, però , di una crisi di bilancio piuttosto pesante. C’è voluta la storia di Luisa in televisione a far emergere le distanze che con il tempo e soprattutto nel dopoguerra si sono create tra le industrie delle due dinastie più importanti della città. Capita, qualche volta, anche nelle migliori famiglie, anche se a San Sisto di Buito ni è rimasto solo il nome mentre quello di Spagnoli resiste, grazie a Nicoletta, sulla storica collina di Santa Lucia. La fiction della Rai ci ha comunque riproposto un tema che emerge con forza dopo gli anni sessanta. La capacità, cioè, di un ambiente tutto perugino di far germogliare il talento di tanti imprenditori brillanti e innovativi e con una fortissima intelligenza. Inutile fare i nomi, anche perché molti di loro non ci sono più. Però ci sono stati e il loro lavoro ha cambiato nel corso di un lungo periodo la città e il suo carattere.

Poi arriverà la forza dirompente della globalizzazione che spegnerà la fiamma del miracolo perugino. Da parte sua, la vecchia regione mezzadrile talmente povera da non avere sino al ’68 l’acqua potabile in casa per il settanta per cento delle famiglie, cambiò in poco tempo la struttura sociale di Perugia. Furono 350 mila le persone che in quegli anni tumultuosi abbandonarono le campagne. Non portarono nelle città solo i mali del primo novecento, la niiseria, la pellagra e l’analfabetismo ma anche la creatività delle fami- glie contadine, soprattutto quelle mezzadrili, la loro capacità di fare e inventare. Forse, in fondo, sono stati tutti figli di Luisa e in qualche modo i suoi eredi morali. In questa bella festa per una grande imprenditrice è rimasta un po’ in ombra la loro presenza e i loro meriti. Forse abbiamo dimenticato l’impegno e il sacrificio di tanti lavoratori, uomini e donne, non solo nei tempi lontani.

Molti diritti, compreso quello della parità di salario tra uomini e donne a parità di posto di lavoro saranno frutto delle lotte sindacali. Anche su questo terreno si sta aprendo ora un varco pericoloso. E’ la malattia del nostro tempo che accantona come un vecchio arnese il valore del lavoro. Ci vorrebbe, e chissà se basterebbe, la testarda fiducia nella capacità creativa delle persone di Luisa Spagnoli.

Riguardo a Gianni Fanfano

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