“Salviamo gli Horti Leonini”. Dalla Valdorcia una petizione al ministro Franceschini

(riceviamo e pubblichiamo) Da domani online nella piattaforma Change.org l’appello petizione rivolta al Ministro Franceschini “Salviamo gli Horti Leonini”. Presenti come primi firmatari tra le più importanti Associazioni di tutela e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio a livello nazionale. Gli organizzatori stimano di ricevere svariate centinaia di firme in breve tempo in ragione delle numerosissime richieste di informazioni giunte dopo la pubblicazione della foto comparativa che descriveva il giardino prima e dopo l’intervento del Comune di San Quirico d’Orcia. Tra le firme preannunciate importanti nomi della cultura e del giornalismo legati alla Toscana e alla Val d’Orcia in particolare.

On.le Ministro

DARIO FRANCESCHINI

Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo

ROMA

Oggetto: Appello Petizione Salviamo gli Horti Leonini | Area UNESCO Val d’Orcia

On.le Ministro, ci rivolgiamo a Lei come persona sensibile e attenta al patrimonio culturale del nostro Paese per segnalarLe un caso e rivolgerLe una petizione.

A San Quirico d’Orcia, cittadina nel cuore della Val d’Orcia dal 2004 Patrimonio Unesco, si sta perpetrando un danno pesantissimo, e forse irreversibile, a uno dei gioielli della Toscana: gli Horti Leonini, un giardino cinquecentesco frutto dell’intuizione di Diomede Leoni, uno degli uomini più vicini a Michelangelo Buonarroti che ne fu il mèntore e con ogni probabilità l’ispiratore del progetto. Il giardino è uno dei monumenti più ammirati dell’intera Val d’Orcia e del senese e costituisce un unicum, nel senso che, come recita una lettera che nel 1581 il Leoni inviò ai Medici per ottenere un aiuto economico per le opere realizzate a San Quirico in gran parte distrutta dalla guerra tra Siena e Firenze, il suo progetto non fu pensato come luogo di delizie al servizio di una villa padronale, ma come Orti «che tornano ad ornato di quel luogo dove esso è nato et a qualche comodità ancora delli viandanti e specialmente Nobili».

Il giardino si articola in due parti: un parterre d’ingresso, assolutamente scenografico, con aiuole geometriche disegnate dal bosso, secondo un criterio che va oltre il giardino all’italiana e che risente delle nuove scoperte artistiche di un manierismo già avanzato, e una parte, che un tempo doveva essere una “ragnaia”, a bosco fitto di lecci. La ragnaia, così come tutte le piccole o grandi radure boscose dei giardini storici italiani, contribuiva ad attrarre i volatili ed ad attribuire al giardino anche una specifica gradevolezza acustica. Lo splendido giardino è un inno all’incontro dialogante fra cultura, (il geometrico) e natura, la parte selvatica del bosco sovrastante, tagliata in due da una lunga scalinata in travertino in asse col viale centrale del parterre. La proporzioni auree tra lunghezza e larghezza, la sapienza costruttiva impiegata sfruttando il pendio della collina e il tratto di mura ovest appena restaurato dopo la guerra di metà Cinquecento, non possono non far pensare alla mano di un artista che abbia in qualche modo influito sul progetto del Leoni (Repertorio fotografico 1), il quale, come si diceva, era persona vicinissima al grande Buonarroti, tanto da essere lui al suo capezzale quando il maestro morì e da informarne il nipote Leonardo con una lettera che ne annunciava l’avvenuto decesso. Delle vicende costruttive e storiche degli Horti si sono occupati con le loro pubblicazioni studiosi come Isa Belli Barsali, Alessandro Tagliolini, Paolo Grossoni dell’Università di Firenze, Patricia McCobb, architetto paesaggista e Alessandro Cremona, studioso di ville e giardini romani.

Negli ultimi 50 anni gli Horti Leonini sono stati i protagonisti di importanti manifestazioni artistiche e culturali, tra le quali l’annuale mostra di scultura contemporanea “Forme nel Verde” che propone i maggiori artisti del panorama nazionale e internazionale nella straordinaria cornice del giardini cinquecenteschi.

Il giardino negli anni aveva manifestato la necessità di manutenzione e una recente relazione da parte di agronomo aveva stabilito che alcuni pochi lecci dovevano essere purtroppo sacrificati, altri potati, certamente con le dovute attenzioni.

Ma vogliamo riassumerLe brevemente i fatti degli ultimi mesi.

Dopo il progetto di «Restauro della ragnaia degli Horti Leonini di San Quirico d’Orcia redatto nel 2018 » passato al vaglio della Soprintendenza di Siena, Arezzo e Grosseto e della Commissione Paesaggistica dell’Unione dei Comuni Amiata Val d’Orcia (delle cui autorizzazioni si producono copie in Allegati 2 e 3) e dopo l’ottenimento di un cospicuo finanziamento regionale, nel 2019 la nuova giunta procede a predisporre un bando di gara, seguito per competenza dall’Ufficio Tecnico Comunale di San Quirico, con il quale si prevede che l’intervento debba essere realizzato da un’impresa (o, evidentemente, da un’associazione temporanea di imprese) per le categorie di intervento OG3 (strade, autostrade, ponti, viadotti, ferrovie e metropolitane) e OS24 (interventi sul verde, arredo verde) Allegato 4.

Si aggiudica l’appalto una ditta locale dal nome evocativo dato il lavoro che si apprestava ad affrontare “Sies Strade”, che è in possesso soltanto della categoria OG3 e non della OS24. Non risulta da alcun documento in nostro possesso che ci sia, da parte della ditta in questione, un avvalimento, peraltro non previsto dalla legge sui Contratti pubblici in caso di intervento su beni culturali, o un’associazione temporanea di imprese. A parer nostro il fatto è grave e costituirebbe elemento sufficiente per l’annullamento della gara. Cosa accade, invece? Quegli interventi che nelle prescrizioni della Soprintendenza dovevano essere svolti per lotti funzionali, in un tempo di cinque anni, e che comunque dovevano essere cadenzati in maniera tale da limitare quanto più possibile un forte impatto visivo, sono stati effettuati in meno di due mesi. Infatti, se si considera che i lavori hanno avuto inizio a metà gennaio 2020 e che buona parte dell’intervento era già terminato nel mese di marzo tanto che la ditta esecutrice ha presentato in data 2 aprile u.s. un importante «stato di avanzamento» per la metà dell’importo da cui le piante abbattute risultano 31, si può immaginare quanto i lavori stessi siano stati «cadenzati» in accordo con la Soprintendenza.

Il risultato è ora sotto gli occhi di tutti (si fa per dire, essendo il giardino «sigillato» da mesi, per impedire che cittadini e turisti vedano le condizioni pietose in cui versa. Il che non ha impedito di scattare alcune foto che parlano da sole (Repertorio fotografico 2). Le potature, oltretutto, sono state effettuate, in gran parte, con il metodo della capitozzatura, un metodo superato e che le più aggiornate teorie ritengono a ragione gravemente nocivo, nel tempo, per gli alberi. Metodo, quello della capitozzatura, ormai bandito da interventi relativo ad alberi monumentali o comunque inseriti in contesti storici.

Si fa presente che i lecci in questione sono secolari e che avrebbero meritato dunque una valutazione attenta ed analitica e quantomeno l’intervento di una ditta specializzata nel verde, anziché di un’impresa che lavora ai manti stradali.

I lavori, anche se già effettuati in buona parte, non sono ancora del tutto completati e siamo dunque a chiederLe, sebbene in maniera tardiva dovuta alla segretezza con cui l’intervento è stato effettuato, di intervenire presso gli uffici periferici del suo Ministero per sospendere i lavori e richiedere informazioni utili a «salvare il salvabile» oltrechè consentire la valutazione della correttezza o meno dei passaggi tecnici e formali tesi al rispetto delle norme a tutela dei patrimonio monumentale del nostro Paese.

Non possiamo dimenticare, e siamo ancora profondamente grati a Lei e alla dott.ssa Ilaria Borletti Buitoni, l’azione efficace ed incisiva compiuta nel 2017 in occasione della istituzione del Decreto di Tutela del primo Monumento Verde d’Italia, La Quercia delle Checche, che si trova a poca distanza dagli Horti Leonini. In quella occasione, grazie alla straordinaria sinergia che si realizzò tra MiBACT, Soprintendenza di Siena, le Associazioni territoriali a difesa del paesaggio e del territorio riunite in OPERA Val d’Orcia, riuscimmo a scongiurare il peggio e oggi fortunatamente la splendida matriarca della Val d’Orcia è ancora in buona salute e partecipa con i suoi quasi 4 secoli di vita alle memorie pubbliche e private delle nostre comunità e dei tanti turisti ed estimatori che vanno a farle visita, nella forma di un continuo tenerissimo pellegrinaggio. Ci piacerebbe poter pensare anche per gli Horti Leonini ad un esito altrettanto positivo, per questo straordinario monumento dell’uomo ed insieme della natura.

Confidiamo perciò nella Sua nota sensibilità e in un Suo intervento urgentissimo che fermi lo scempio di un giardino storico che Le assicuriamo essere (o essere stato) un vero gioiello d’arte dei giardini italiani.

Salutiamo Distintamente

Primi firmatari:

Nicoletta Innocenti Presidente OPERA Val d’Orcia

Gaetano Rispoli Presidente Legambiente Circolo Terra e Pace

Leonardo Rombai Presidente Italia Nostra Toscana

Anna Maria Guiducci Presidente Club UNESCO Siena

Eros Teti Presidente Rete dei Comitati per la difesa del Territorio

Lucilla Tozzi Presidente Italia Nostra Siena

Stefano Deliperi Presidente GRIG Gruppo di Intervento Giuridico onlus

Giovanni Damiani Presidente GUFI ITALIA Gruppo Unitario per le Foreste Italiane

Paolo Pejrone Presidente APIGI Associazione Parchi e Giardini dItalia

Gaddo della Gherardesca Presidente Associazione Dimore Storiche

Marisa Sestito Coordinatrice Comitato Tecnico Scientifico Giant Trees Foundation

Alessandra Vinciguerra Direttore Giardini La Mortella Ischia

Andrea Maroè Responsabile Alberi Monumentali Regione Friuli Venezia Giulia

Daniele Zanzi titolare Fito-Consult

Ugo Sani Capogruppo San Quirico in Piazza

Marileno Franci Capogruppo Vivi San Quirico

Da domani la petizione sarà presente sulla piattaforma Change.org

 

Riguardo a Gianni Fanfano

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