S.Egidio. Sos aeroporto, nuova gestione o società unica Ancora problemi nella scelta delle compagnie

( Rassegna stampa da Messaggero Umbria di Giuseppe Caforio). Adesso può proprio bastare. Quello che accade intorno all’aeroporto di Perugia e alla Sase, società che lo gestisce, metterebbe a dura prova anche la pazienza di Giobbe. Per il secondo anno consecutivo la Sase si è lasciata gabbare. Si è fatta gabbare dall’ennesima compagnia aerea che, dopo aver promesso mari e monti per le vacanze degli Umbri, sparisce nel nulla con un laconico comunicato. Se ciò è grave, non lo è di meno l’atteggiamento dei vertici dell’aeroporto umbro che, invece di prostrarsi in scuse e cospargersi la testa di cenere hanno avuto l’incredibile coraggio di scaricare tutte le colpe sugli altri e, nel caso di specie, sulla compagnia aerea, dimentichi, evidentemente, che quella compagnia era stata scelta sulla base di un bando predisposto dalla SASE che, guarda caso, non prevedeva alcuna clausola penalizzante e ancor meno alcuna fideiussione in ipotesi di recesso.

Del resto questi sono gli stessi amministratori che lo scorso anno, improvvidamente, avevano anticipato alla Flyvolare ben cinquecento mila euro, senza che la compagnia avesse nè le licenze per volare nè, addirittura, l’aereo. Dopo tutto ciò, quando i consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza hanno esercitato il diritto-dovere di esprimere la loro opinione, i vertici dell’aeroporto, invece di dare spiegazioni unitamente alle scuse o addirittura a doverose dimissioni, gli si sono scagliati contro, considerando l’intervento un’invasione di campo. Ciò avrebbe avuto un fondamento se si fosse trattato di una società privata, ma così non è perché questi signori gestiscono denaro pubblico e sono incaricati di un pubblico servizio, pertanto devono rispondere alla comunità umbra e ai suoi rappresentanti siano essi consiglieri regionali, sindaci o assessori, nonché alla Corte dei Conti, laddove dovessero emergere danni erariali. Un danno certo c’è: è quello all’immagine e alla credibilità dell’aeroporto umbro. Al momento dell’annuncio, il Cda della Sase con tono trionfalistici si era assunto il merito di aver individuato la nuova compagnia Cobrex con la quale erano stati programmati importanti voli; quando tali voli sono stati annullati, il demerito, invece, viene attribuito al vettore.

Chiarito ciò, evidentemente, bisogna fare un ragionamento più serio se si tiene conto che, tutto sommato, nel Cda siedono, a parte i soliti boiardi dell’apparato regionale, degli imprenditori che hanno dimostrato con le loro imprese di essere troppo lungimiranti e capaci per non considerare che una società che gestisce il solo aeroporto di Perugia non è in grado di renderlo appetibile.

Le soluzioni sono due: o si cambia la governance e si cerca gente capace di gestire un aeroporto anche se di piccole dimensioni e si mandano tutti gli altri a casa, oppure, mutuando quanto accade in altre realtà in presenza di più aeroporti, la gestione viene affidata a un’unica società, come accade in Lazio, in Lombardia, in Puglia eccetera. In questo caso l’aeroporto perugino potrebbe entrare nell’orbita degli aeroporti di Roma e potrebbe cosi assumere una funzionalità e un’appetibilità maggiori al punto da farlo diventare l’aeroporto dell’Italia di mezzo. Il dato certo è che così com’è non va bene in quanto un aeroporto per essere efficiente deve crescere nel numero delle desti nazioni e non accontentarsi di legittime alchimie contabili che portano a pareggi o addirittura ad utili di bilancio. La mission di aeroporti come quello dell’Umbria non è far guadagnare i soci ma contribuire a rimuovere l’Umbria dall’isolamento geografico della mobilità nazionale e internazionale. Fino ad ora, figuracce a parte, questo obiettivo appare lontanissimo.

 

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