Piegaro – La Vetreria molla la centrale Enel Nell'assemblea dei soci della coop piegarese decretata l'impossibilità di costruire il nuovo impianto nella zona ex Enel

(Rassegna stampa. Dal Corriere dell’Umbria di Alessandro Antonini)

L’ex centrale Enel di Pietrafitta non sarà riqualificata. Almeno per ora. Non si trasformerà nel nuovo impianto di produzione della Vetreria di Piegaro. Nella riunione dei soci della coop l’area inizialmente opzionata è stata scartata per una doppia problematica. “Innanzitutto – spiega il presidente Bruno Gallo- una parte dell’area individuata è stata oggetto di estrazione di lignite con terreno riportato e servirebbero fondazioni profonde più di dieci metri per costruirci sopra. Impossibile da fare. La restante parte, che si potrebbe adibire a magazzino, va però prima bonificata e non spetta a noi farlo”. Ergo “il nuovo sito produttivo che abbiamo in progetto di edificare non può sorgere in quell’area”.

Che resterà un ecomostro, senza altre manifestazioni di interesse. Oltreché una bomba ambientale, dato che gli stabili industriali sono stati sequestrati nel novembre 2016 per rifiuti pericolosi abbandonati e superamenti delle soglie di contaminazione per diversi parametri, nell’ambito dell’inchiesta sugli interramenti di ceneri e rifiuti condotta dalla procura di Perugia.

Gallo ha confermato che la “Vetreria cooperativa piegarese” possiede anche un appezzamento nella zona industriale della Potassa, al confine con Panicale, dove già sono stati edificati alcuni capannoni. “E’ l’altra ipotesi in campo – continua – se saranno rilasciate le autorizzazioni del caso. Come sempre intendiamo muoverci nel rispetto di tutte le regole e le norme”.

Anche in merito alle polemiche delle ultime settimane e alle barricate contro una nuova ciminiera in Valnestore, Gallo spiega che la coop non vuole “violentare” questo territorio ma creare occupazione nel caso si parla di 80 posti – istanza arrivata dagli stessi soci. Una scelta “sociale” che non risponde a criteri di economicità. “Il nostro mercato – conclude l’imprenditore – che è quello alimentare, si muove tra Nord e Sud, dove abbiamo già investito, e non nel Centro Italia. Sarebbe più opportuno per noi in termini imprenditoriali costruire il nuovo impianto nel Nord Italia, per risparmiare centinaia di chilometri di spedizioni”. Strada che sarà imboccata se non arriverà il disco verde alla Potassa.

 

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