“Pandemia: ho visto cose che nemmeno voi replicanti…”

Certamente è stata una sorta di non vita, un inedito scorrere di giorni, un’impalpabile aria rarefatta che ha avvolto tutti indistintamente e si è scoperta nell’anima la paura della morte, del contagio, della proscrizione dei fratelli sui fratelli, poi a fianco di questa arcaica paura, del totemico, archetipico timore della morte incombente è cominciato a strisciare lo spauracchio della miseria, del totale crollo dell’economia che, almeno qui da noi in Italia non era così florida, e molti hanno cominciato a guardarsi dentro, nell’intimo voglio dire e da qui, da questa fase di introspezione e partito di tutto.

Intanto con il calcio bloccato tutti i vari commissari tecnici della nazionale si sono riciclati in: virologi, ricercatori, economisti, igienisti, ognuno pareva un perfetto esperto in malattie infettive con master in contagio da nuovi virus. Ma a questa abitudine italiana siamo abituati.

Poi si è cominciato a vedere gente che, ben conosciuta in zona per attitudine al gioco d’azzardo e al bere, per non nominare comportamenti sessuali a dir poco disinvolti, smaniare per la riapertura delle chiese, ambiente che tra l’altro non avevano mai frequentato e che hanno continuato scrupolosamente ad evitare appena sono state riaperte. Altri che notoriamente inclini a sostenere idee politiche dittatoriali sbraitare a destra e a manca di privazione anticostituzionale della libertà:

“Non è possibile vivere così, ci tolgono la libertà, dobbiamo insorgere, una situazione così non si era mai vista!”

“Certo”

avrei voluto dirgli

“Guarda che per l’appunto non c’eravamo mai trovati sulla cresta dell’onda di una pandemia, ripeto: PANDEMIA. Cioè infezione virale mondiale con crescita di contagi esponenziale”.

Anche alcuni sedicenti imprenditori hanno dato fuori di matto:

“La mia azienda sta perdendo centinaia di migliaia di euro…e il governo che fa?”

Magari, questi altri fenomeni denunciavano ventimila euro all’anno…e poi così, all’improvviso stavano perdendo fior di quattrini, addirittura centinaia di migliaia di euro in nemmeno due mesi, boh.

Anche qualche chef stellato ha sbottato abbracciando la causa della categoria, diventando paladino, giustiziere militante del popolo dei fornelli, che a dir la verità è stato veramente colpito a dovere per carità:

“La situazione è gravissima! Siamo fuori mercato! Come si fa ad andare avanti? Con questa miseria di elemosina che ci da questo governo di incapaci!”

“Ma scusa ti preoccupa il distanziamento dei tavoli?”

“No il mio locale è di lusso, rispetta già una distanza tra i tavoli anche superiore a quella consigliata dai virologi.”

Praticamente personaggi così sono decine di anni che servono quattro cacatine al centro del piatto e riscuotono un conto di trecento euro a coperto: ora, con due mesi di chiusura, quali problemi hanno?

Ma l’affermazione che più mi ha fatto riflettere sull’essenza infame dell’animo umano è venuta fuori dalla bocca di uno straniero, venuto qui a Chianciano molti anni fa, uno di quelli che ancora ci ostiniamo a chiamare extracomunitario benché magari abbia cittadinanza italiana, ebbene aprite gli occhi, leggete, testuali parole pronunciate mentre un gruppetto di profughi era assiepato presso una panchina:

“Ma chi fa venire a Chianciano quella gente? Chi li mantiene?”

Questa persona ha presto dimenticato di essere giunto a Chianciano senza scappare da nessuna guerra e nemmeno minimamente riflette sul fatto che la maggior parte dei fondi per l’assistenza ai rifugiati vengono dall’Europa…ma questo è discorso lungo e non attinente alla parte emozionale che mi ha ferito: Chi li fa venire, chi li mantiene, sono affermazioni di una crudeltà, di un astio, che la semantica non basta ad esprimere.

Certo questi sono casi limite, anche se numerosi, la realtà è certo durissima per tutti e tutti abbiamo i nervi a fior di pelle e il futuro più che mai è avvolto da una incertezza misteriosa e terribile.

Ammesso che superiamo questo scoglio piovuto dal cielo sulla nostra strada, cosa resterà di questa sciagura? quale insegnamento ne ricaveremo? Nessun insegnamento. L’essere umano che pur si evolve, rimane lo stesso animale pronto più delle bestie ad azzannare il proprio fratello. Sì dicevo, si evolve, ma è un processo lunghissimo e tortuoso, difficile e malvolentieri seguito, per cui si sta sempre meglio è vero, ma il paradosso della cattiveria, rimane troppo spesso presente e avvelena la natura umana che difficilmente, si concede alla solidarietà, all’altruismo, alla comprensione. E mettersi nei panni degli altri, rimane un concetto irrealizzabile, noi italiani siamo più propensi a lamentarci e troviamo infinitamente più comodo saltare sui carri dei vincitori proseguendo ad arrangiarci in una nazione che si barcamena…si arrangia.

Nunzio Dell’Annunziata

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