Ospedale Unico. Grazie. Dopo 20 anni si riparte. Ma già volano i corvi.

Ho assistito in streaming a tutto il dibattito, durato circa un’ora, che c’è stato in consiglio regionale giovedì 18 febbraio sulla mozione che sei consiglieri hanno presentato per la realizzazione del un polo ospedaliero unico nel Trasimeno.

Credo che ai consiglieri firmatari ed anche gli altri che poi sono intervenuti ed hanno votato a favore debba andare il nostro ringraziamento di cittadini. Come debba andare ai sindaci che in questa fase si sono impegnati a sostenere la proposta. Io mi permetto di ringraziare, in via del tutto personale, se senza stare a spiegare il perché, anche una persona che credo abbia dato un contributo notevole a questo primo risultato. Grazie Fausto Chionne.

La mozione inizialmente promossa dai consiglieri Rondini, Meloni, Squarta e Fora è stata poi sottoscritta dai consiglieri Pace e Peppucci, con le integrazioni che sono state fatte riguardanti il completamento degli ospedali di Narni e Pantalla.

Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Paparelli, Porzi, Mancini e De Luca.

Di fatto, con questo voto, siamo tornati a circa venti anni fa, ventidue per la precisione, quando il gruppo di Rifondazione Comunista propose il polo unico del Trasimeno in Consiglio Regionale che lo approvò ed una lista civica lo propose nel consiglio comunale di Città della Pieve, che lo approvò nella sostanza. Seguì un lungo, travagliato e accidentato percorso che si concluse con la cancellazione del progetto nel 2014. Cancellazione da parte della Regione, della Asl e dei Comuni della zona, con l’eccezione dell’allora sindaco di Città della Pieve, Manganello, che, all’ultimo, votò contro.

Cosa dice la mozione, approvata il 18 scorso?

Nelle parti più importanti dice “.. Tenuto conto che la Regione dell’Umbria ha avviato il percorso per l’approvazione del nuovo Piano sanitario regionale e tale percorso è iniziato dall’analisi dei dati relativi alla situazione attuale.

….. anche alla luce di quanto previsto dal Dm 70 “Balduzzi”, nonché di quanto emerso dalla gestione dell’emergenza Covid-19;

 Il Consiglio Impegna la Giunta

A prevedere, nell’ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, il completamento del sistema dei Poli unici territoriali previsti nel Piano Sanitario 2009-2011, attraverso la realizzazione del “Polo Unico del Trasimeno”;

…..

Ad assicurare, nelle more della realizzazione del Polo Unico del Trasimeno e fino alla realizzazione dello stesso, la piena funzionalità e completamento dei lavori dell’Ospedale di Castiglione del Lago in termini di strutture, dotazioni strumentali e di personale nonché la presenza di un presidio di area disagiata all’interno della ex struttura Ospedaliera di Città della Pieve, e nel contempo, a provvedere all’avvio del processo di potenziamento dei servizi territoriali dei diversi comprensori”

Dunque a questo punto i passaggi successivi principali dovrebbero essere almeno quattro.

Il primo l’inserimento del polo unico del Trasimeno nel nuovo piano sanitario regionale ed in particolare la approvazione complessiva del piano.

Il secondo l’adozione da parte della Asl di riferimento, al momento la Asl 1, del progetto di costruzione, con le coperture finanziarie relative.

Il terzo la gara e la costruzione dell’ospedale con la sua dotazione di servizi, attrezzature e personale.

Il quarto, per alcuni aspetti il più delicato la gestione della fase transitoria. Cioè il che fare a Castiglione e a Città della Pieve in particolare nel periodo, che al momento non sappiamo quanto durerà, del concreto avviamento del nuovo ospedale.

Nodo decisivo questo della fase transitoria, perché significa che l’unità trovata oggi in consiglio regionale sul punto di arrivo, dovrà essere confermata, consolidata e gestita, passo dopo passo, dall’assessorato regionale, dalle realtà comunali e dalla ASL.

Lo sottolineo perché fu anche e soprattutto a questi livelli che il progetto precedente si insabbiò. Non fu solo la Regione che spostò i finanziamenti già previsti, sfruttando una diminuzione di quelli statali. Non fu solo la ASL longa manus dell’assessorato ad allungare prima ed interrompere poi il percorso virtuoso, furono anche le furbizie ed i timori elettorali dei comuni e delle forze politiche locali a metterci il sigillo, tutte comprese, maggioranze ed opposizioni, con le diverse responsabilità ovviamente, compresi i comitati vari che mentre oggi tirano nella giusta direzione in passato hanno tirato nelle direzione opposta.

E come gestire il periodo di mezzo, sarà decisivo. Qui da noi non mancano le esercitazioni sul futuro della medicina nel mondo del post pandemia. Qui da mancano concretamente posti letto, servizi e personale medico e sanitario, qui da noi mancano nella vita di ogni giorno, nei bisogni di ogni giorno, le risposte ai bisogni. Manca la certezza di essere serviti da un pronto soccorso serio nei tempi e nei modi previsti dalla legge. Come se tra il Chiani, il Trasimeno ed il Paglia, vivessero figli di un Dio Minore..

Mi auguro che le prime truppe a difesa di questo percorso siano i Comuni, i sindaci della zona. La stessa Unione dei Comuni, soprattutto se vuole svolgere un ruolo di un qualche significato.

Mi auguro che a difesa di questo percorso ci siano le forze politiche tutte, a cominciare da quelle della nuova maggioranza che si giocano su questo tema una parte consistente della credibilità che hanno acquisito di recente in questa regione, con dimensioni pari al fallimento di quella precedente, nate a partire proprio dalla sanità.

Ma non basterà.

Nel corso del dibattito in consiglio regionale ed anche in alcuni interventi nella rete ho già visto alzarsi in volo, diversi corvi.

Gli argomenti su cui i corvi poggeranno le loro ali sono stati e saranno la reale disponibilità delle risorse e la presunta non strategicità della nostra zona e dei servizi in essa presenti

Sulla strategicità della nostra non vediamo l’ora di discutere, anche perché sono in gioco anche altre partite, per aprire gli occhi e le orecchie ai perugini, ai ternani ed agli umbri in generale, che in questi anni si sono a lungo soffermati sulla loro punta del naso, non vedendo oltre, non vedendo che i tempi cambiavano, cambiavano le dimensioni economiche, territoriali e demografiche ottimali, non vedevano la saturazione del loro modello ospedaliero così come non vedevano dove passavano le grandi vie della modernità infrastrutturale soprattutto nei collegamenti o dove si collocava la ricchezza dello sviluppo sostenibile da cui ripartire. Non hanno visto che il mondo non può cominciare e finire nella Valle Umbra per arrivare al massimo fino al mare basso della costiera marchigiana.

Quello su cui non saremo disposti a discutere sono le risorse. Le risorse economiche. Anzi gradiremmo che si facesse un bilancio storico della loro allocazione per zone, per dimostrare così, una atavica disparità. Da noi ripeto mancano posti letto e servizi, manca la certezza di risposte fondamentali in tempi certi come il pronto soccorso.

I soldi quindi vanno comunque trovati. Tirandoli fuori da ogni linea di finanziamento, da ogni piega di bilancio. Da Bruxelles a Roma a Perugia. Soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo che ci fornisce, dal punto di vista finanziario, una occasione unica ed irripetibile.

Per concludere quindi, ci auguriamo una grande attenzione da parte dei promotori e delle istituzioni. Noi possiamo garantire fin da ora, che i fucili dell’attenzione della pubblica opinione, della cittadinanza attiva, dell’informazione democratica ed indipendente, sono già spianati. In canna ci sono i fiori del consenso o le erbe urticanti della critica e della denuncia feroce . Secondo i casi.

Gianni Fanfano

Esecutivo Regionale Civici X

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