Nasce BCC Centro. Bcc Umbria e alcune Bcc della Toscana insieme. Ma Spello e un pezzo dell’Umbria vanno da un’altra parte. Dopo gli incontri territoriali conferenza stampa sul progetto di una nuova fusione e sull’adesione al Gruppo Bancario Iccrea

Dopo i sei incontri territoriali con i soci che si sono svolti a Umbertide, Orvieto, Perugia, Terni, Città della Pieve, Mantignana, il Presidente di BCC Umbria, Palmiro Giovagnola, affiancato dal Direttore, Marcello Morlandi ha fatto il punto della situazione in una conferenza stampa molto interessante che ha spaziato oltre che sui progetti e le scelte della banca anche su temi economici ed istituzionali.

I temi all’ordine del giorno degli incontri fatto con i soci sono stati tre. Un bilancio di questi primi due anni di fusione tra la ex Banca di Credito Cooperativo di Moiano e quella di Mantignana, la proposta di una nuova fusione fra Bcc Umbria e Banca CRAS (Credito Cooperativo Toscano Siena) e l’adesione al Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea.

Parlando di questi primi due anni, di fusione, fra Moiano e Mantignana, Giovagnola ha tenuto a sottolineare come i timori che si erano manifestati da parte di alcuni soci si sono rivelati infondati sia dal punto di vista del rapporto con il territorio sia soprattutto per quanto riguarda i numeri. Oggi BCC Umbria Con sede legale a Perugia e sede amministrativa e direzione generale a Moiano, ha una raccolta globale a settembre 2018 di 960 milioni, una massa amministrata di 1.714.000 euro, un rapporto raccolta/ impieghi pari al 92,62%. Importanti sono anche i risultati ottenuti nei coefficienti patrimoniali, nella coperture del credito deteriorato e verso le sofferenze. Le filiali sono 29, i comuni di competenza sono 81 dislocati in 4 regioni, 7 province. I dipendenti, ad oggi sono 186. I soci sono a fine 2017, 6.606.

Da questi dati e da questi risultati, insieme alle novità legislative che discendono prevalentemente dalla nuova Unione Bancaria. nasce quasi naturalmente, l’ipotesi di un rafforzamento aziendale tramite ulteriori fusioni. In questi anni, hanno ricordato Giovagnola e Morlandi, ed in particolare dopo la creazione di BCC Umbria il gruppo dirigente ha lavorato con un certo impegno per coinvolgere in un percorso associativo le banche di credito cooperativo confinanti in Umbria ed in Toscana : Valdichiana, Anghiari, Spello, oltre appunto a quelle senesi, aggregate attorno a Sovicille.

Un progetto che se realizzato sarebbe portato le banche unite al secondo posto all’interno del gruppo Iccrea, con tutto quelle che ne consegue in termini di risultati aziendali e di capacita contrattuale. Ma questo non è stato possibile anzi, Spello ha scelto addirittura di non entrare in Iccrea ma di integrarsi con Trento che è il secondo gruppo bancario in cui su stanno ristrutturando, per legge, le banche cooperative. Così si andrà alla fusione con Banca Cras soltanto. Ma sarà comunque un passo importante.

BCC Centro, così si chiamerà la nuova banca, sarà il frutto di 9 fusioni precedenti, avrà 16.700 soci, 62 filiali, 413 dipendenti, un totale attivo di 2506 milioni, un patrimonio netto di 159 mln, un capitale sociale di 25,9 mln. BCC Centro si collocherà tra il sesto ed il settimo posto nelle classifiche nazionali delle banche di credito cooperativo. Senza tacere che diventerebbe naturalmente un polo di attrazione per eventuali futuri accorpamenti.

L’inizio della fusione, dopo l’approvazione dei soci è previsto per il 9 luglio del prossimo anno. Gli accordi, parasociali, prevedono la Direzione generale a Moiano e due presidii territoriali a Mantignana e Sovicille, Nel primo triennio la presidenza sarà espressa da BCC Umbria , nel secondo da Banca Cras.

L’altro importante tema delle assemblee è stato quello dell’adesione al Gruppo Bancario Iccrea. Si tratta di una direttiva che deriva da una legge di riforma del 2016 che prevede per le banche di credito cooperativo l’obbligo di aderire ad un gruppo bancario, con certi requisiti e dimensioni, pena la stessa possibilità di perdita della licenza bancaria. Il provvedimento si inquadra nel disegno che Governo e Banca d’Italia hanno predisposto in vista della Unione Bancaria. Nei giorni scorsi erano comparse sui giornali economici notizie che vedevano l’attuale governo riconsiderare i presupposti della legge. Ma al momento attuale tutto sembra rientrato, in piccole modifiche.

Si è avviato un processo ha sottolineato Giovagnola che vedrà la capogruppo intervenire nelle banche che costituiranno il gruppo a livelli diversi in base alle problematiche che presenteranno le banche e quindi ci saranno diversi livelli di autonomia, compresa nel caso limite negativo la revoca degli amministratori o l’accorpamento forzato. Oggi ci sono 145 BCC aderenti, si prevede che il punto di arrivo sarà tra le 30 e 40 banche. Noi abbiamo un buon indice di autonomia e le scelte che stiamo facendo sul versante del credito deteriorato ci metteranno in una posizione ancora più buona. E vogliamo essere nelle 30 o 40, fra quelle posizionate meglio.

Mentre la conferenza stampa andava avanti , nel bel salone dove si riunisce il Consiglio di Amministrazione, e mentre il Presidente Giovagnola parlava di “ali e radici” come valori ispirativi del lavoro portato avanti in questi anni. Cioè dell’importanza della storia, della identità e del rapporto con il territorio come radici fondanti ma anche delle ali intese come capacità di innovazione e di pensare il futuro, riflettevo su chissà cosa penserebbero e cosa direbbero della strada fatta fino a qui, i primi fondatori, coloro che nel 1957 diedero vita alla Cassa Rurale di Moiano, gli agrari, i professionisti, gli artigiani, i commercianti che fondarono la prima piccola banca, quasi periferica rispetto alla stessa Città della Pieve capoluogo. Pensavo che sarebbero orgogliosi. Perché questa esperienza imprenditoriale, guarda caso a proprietà cooperativa, in un settore delicatissimo ed importantissimo come il credito, è una delle poche che hanno avuto vita lunga e capacità di reggere e crescere dentro i cambiamenti tumultuosi che si sono verificati in questi decenni. Così, mentre le istituzioni regionali , come nel nostro caso, dormono, è sempre la parte più sana dell’economia, per fortuna, che guarda avanti e indica la strada. A tutti.

Gianni Fanfano

 

 

 

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