Maradona. Non amo il calcio, ma mi sono sentito un po’ orfano

Io sono napoletano. Forse un napoletano un po’ anomalo: non amo il calcio, a dirla tutta il calcio non lo posso soffrire. Non sopporto l’atteggiamento degli atleti sia in campo, specialmente nelle evoluzioni di marionettesca arroganza del dopo gol, non ne sopporto la boria, l’omofobia e qualunque altra manifestazione ludico-spavalda, kitch, che si svolge intorno all’ambiente calcistico in campo e fuori campo. Il calcio, nella società moderna, ha sostituito il concetto di circensis che al tempo dell’antica Roma era affidato ai gladiatori: il popolo antico aveva bisogno di scaricare l’aggressività repressa, l’onta della vita grama e proiettava nel combattimento gladiatorio le proprie frustrazioni alleggerendo l’esistenza. Oggi avviene la stessa cosa sostituendo i giocatori ai gladiatori. Ora per piacere non mi si nominino filosofi intellettuali e grandi personalità appassionate di calcio perché il concetto, personalissimo tra l’altro che voglio esprimere non cambia. Inoltre sto facendo semplicemente una riflessione senza demonizzare nulla. Ma è innegabile che il calcio, o attraverso esso, il popolo scaricare le tensioni sociali e personali, le frustrazioni e gli istinti più ancestrali che si affacciano sull’immediato, sul quotidiano. Una sintesi straordinaria di questo concetto è espressa magistralmente dall’episodio del film I Mostri di Dino Risi, quello di Gassman, tifoso romanista nonché baraccato, aspetta tutta la settimana preoccupato unicamente di non poter assistere alla partita, alla fine raggiunge lo stadio e appena la palla finisce in rete grida un: goolllllllllll attraverso il quale cade in deliquio. Intanto non so se si può chiamare sport perché il calcio è qualcosa di più complesso, uno spettacolo che mischia vari elementi con la prestazione sportiva, infatti risulta molto spesso diseducativo a differenza degli sport più puri soprattutto non professionistici e non abbraccia quei valori propri della sportività quali l’essere umili, gareggiare verso se stessi, migliorarsi ecc.

Nel calcio si mira semplicemente ad arrivare al risultato spesso senza preoccuparsi della maniera nella quale tale risultato viene conseguito. E poi straborda di esagerazioni e paradossi di qualunque specie il calcio, intanto economici e poi diramati in qualunque direzione. Eccedenze nello stile di vita, nel comportamento: si potrebbe quasi affermare: dei cattivi esempi, insomma. Se si guarda la questione da un punto di vista sociale e di riferimento per i giovani, c’è poco da stare allegri direi.

Fatta questa premessa devo dire che, pur non calciofilo, sono rimasto colpito dalla notizia della morte di Maradona che degli eccessi appunto, aveva fatto uno stile di vita. E mi sono sentito perfino un po’ orfano… Intanto perfino il COVID ha dovuto cedere il passo alle notizie che riguardavano il grande campione e tali notizie sono rimbalzate per tutta l’Italia e nel mondo esplodendo però nella città di Napoli e in Argentina. Ora il Maradona osannato a Napoli è un eroe antieroe che ha abbracciato, consapevolmente e inconsapevolmente, la bandiera del riscatto del sud. Ma non di un sud solo geografico, bensì di un sud rappresentato dalla povera gente, dai diseredati, dagli ultimi, in qualunque parte d’Italia e del mondo. E questi ultimi sono proprio la categoria alla quale lui stesso faceva parte. Maradona è stato l’ultimo eroe romantico, una sorta di Che Guevara capace di trascinare il popolo, riscattando il destino delle masse nei confronti dei potenti. Molti hanno sperato, a volte con onesta convinzione, di dare speranza alla gente, tanti ci hanno provato e troppo spesso non sono riusciti nell’impresa, a volte non hanno potuto è a volte non hanno voluto. Maradona no, lui attraverso la grande arte delle sue evoluzioni in campo, ha mantenuto tutte le promesse e la squadra del Napoli da mediocre è salita ai più alti livelli. E questo ha detto a milioni di persone, non solo ai napoletani, che una strada per farcela esiste.

Non voglio proprio soffermarmi su questioni umane di critiche fatte a Maradona uomo: la droga, l’evasione fiscale, le donne…questo è un modo di attaccare una persona veramente pretestuoso, non voglio fare nomi ma tra le più illustri personalità, in qualunque campo, si fatica a trovare evasori fiscali, drogati, e puttanieri?

Maradona è stato l’ultimo eroe romantico, magico e geniale nella sua “arte” e maledetto nella vita. Sì, una sorta di medaglia con le due facce contrapposte che coniate insieme formano la moneta della vita. E poi gli eroi romantici sono più umani delle persone comuni…e inesorabilmente cadono e là tutti pronti a puntare il dito. Ma i diseredati, il popolo, manifesta e restituisce ai propri eroi tutta la gloria che hanno meritato con una vita spesa col cuore a fianco degli ultimi.

Nunzio Dell’Annunziata

 

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