Magione. Commemorato il 74° anniversario dell’eccidio di Montebuono. Autorità civili religiose e militari hanno ricordato i tragici fatti dell’8 giugno 1944 in cui persero la vita, per mano dei nazisti, undici contadini agellesi

«Non una semplice manifestazione di partecipe cordoglio a ricordo delle vittime, né il logoro atto di un protocollo istituzionale teso ad assicurare adeguata commemorazione alle date simbolo della memoria resistenziale: il motivo del nostro essere qui oggi, come ogni anno, affonda le proprie radici sulle ragioni fondanti della Costituzione repubblicana, sul sacrificio di uomini semplici, legati alla loro terra, alla propria famiglia, al rispetto della propria dignità, sulle geografie di sangue di una guerra ai civili che diventa elemento irrinunciabile del riscatto nazionale». Queste le parole con cui Vanni Ruggeri, presidente del consiglio comunale di Magione con delega alla cultura, ha rievocato l’eccidio compiuto a Montebuono dai tedeschi in ritirata durante il passaggio del fronte sul Trasimeno, l’8 giugno del 1944, in occasione della cerimonia di commemorazione  svoltasi alla presenza di autorità civili religiose e militari nel luogo in cui si svolsero i fatti.

Qui esattamente sessant’anni fa il Comune di Magione ha voluto dare corpo memoriale all’episodio resistenziale e alle undici vittime con due distinte opere affidate allo scultore Romeo Mancini: il monumento al partigiano, in pietra, che guarda la vallata teatro della strage, e il monumento ai partigiani caduti, in ferro, sul luogo di sepoltura presso il cimitero di Agello.

«Un episodio fortemente vivo nella memoria civile non solo della comunità agellese – ha sottolineato il sindaco di Magione, Giacomo Chiodini – ma dell’intero comune, che proprio a seguito dell’eccidio di Montebuono è stato insignito della medaglia di bronzo al valore civile».

Testimone e protagonista di quei tragici eventi fu il parroco di Agello, don Antonio Fedeli, di cui Gianni Dentini, responsabile della locale sezione Anpi (associazione nazionale partigiani d’Italia) ha letto la relazione inviata all’allora vescovo di Perugia per spiegare quanto accaduto e il ruolo avuto nell’impedire ulteriori rappresaglie a danno della popolazione. Proprio su proposta di Dentini, membro della commissione toponomastica, è stata approvata l’intitolazione di una piazza del paese a don Fedeli, a pochi metri dalla già esistente “via Partigiani caduti di Montebuono”.

La cerimonia di commemorazione, cui hanno preso parte anche il corpo di polizia municipale e il maresciallo della stazione carabinieri di Magione Roberto Biagini, non si è limitata alla deposizione di una corona d’alloro, con la benedizione da parte del parroco di Agello padre Francesco, ma è stata anche l’occasione per inaugurare l’istallazione di undici nuove targhe in ferro a ricordo dei nomi delle vittime, grazie all’impegno di Bruno Marchini, vicedirettore della cooperativa Famiglia Nuova che gestisce la vicina casa alloggio I Tulipani.

«Un gesto concreto – ha commentato il primo cittadino –  per saldare nel presente la memoria del recente passato e riannodare il debito di gratitudine verso chi ha dato la vita per difendere i valori e assicurare i diritti che contraddistinguono oggi il nostro vivere civile».

Alla cerimonia erano presenti Francesco Mezzetti e Giancarlo Dogana, rispettivamente presidente della proloco e dell’Avis di Agello e alcuni parenti delle vittime. Per l’amministrazione comunale sono intervenuti anche gli assessori Eleonora Maghini e Nazareno Annetti.

 

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