LUCIANO DROGHIERI – Un “Perugino” dei giorni nostri ai Musei Vaticani

“Perugino”, come il più illustre dei Pievesi, così viene affettuosamente chiamato Luciano Droghieri dai colleghi che lavorano con lui nei sotterranei del Vaticano, dove sono conservati testi e manoscritti che fanno di Roma una dei riferimenti della civiltà mondiale.
Ad Agosto del prossimo anno saranno quaranta gli anni trascorsi da Luciano nella Città del Vaticano. E’ il fratello Mario a raccontarci i passaggi principali di una esperienza lavorativa unica. Ha iniziato nel lontano Agosto del 1974 quando il Papa era Paolo VI, poi ha avuto modo di vedere Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, fino all’attuale Papa Francesco. In questa lunga sequenza di papi Luciano ha svolto prima, fino al 1998, un lavoro importante tra le stampe della biblioteca, poi un incarico ancora più prestigioso, lavorare tra i manoscritti.

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Basta dare un’occhiata al sito ufficiale http://www.mss.vatlib.it per rendersi conto della grandezza del luogo. Accanto a manoscritti non consultabili si presenta, come in un catalogo normale, sfogliando a caso, il “Trattato della pittura” del XVI secolo, scritto da un certo Leonardo da Vinci. Immaginatevi il resto. Mario ci racconta come tali manoscritti siano conservati all’interno di un bunker realizzato al massimo livello di sicurezza e protezione ipotizzabile; e non potrebbe essere diversamente perché lì si conserva non solo il sapere e la conoscenza ma le stesse radici della civiltà umana.
Lì lavora Luciano Droghieri, “il perugino” per i colleghi, “il sencioli” per noi.
Mario che parla del fratello è un misto di orgoglio e compiacimento. Un fratello maggiore che ha saputo trovare nella metropoli apprezzamento e riconoscimento. Le qualità e capacità personali non bastano da sole a farsi amare e gli occhi di Mario testimoniano anche le motivazioni di un affetto; quelle doti umane che hanno sempre caratterizzato il fratello. Doti che lo hanno legato ad amici e paesani, rendendolo sempre disponibile a qualsiasi richiesta. Con Lui Roma si è resa più vicina a tanti Pievesi.
Il paese è rimasto dentro Luciano, nonostante quaranta anni a Roma il suo dialetto è sempre il Pievese ed alla Pieve lui regala, una per una, tutte le sue ferie, lavorando con entusiasmo nel Suo Terziere. “Primo mestolo” è il vezzeggiativo con cui in taverna è stato soprannominato; ma, come lui insegna, si può essere “primi mestoli” in taverna e grandi chef nella vita.
Grazie Luciano, non è solo Mario ad essere orgoglioso di te.

Riguardo a Mattia Scricciolo

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