Lettere al giornale. Nicola Giulietti. “Una breve analisi sulle emissioni inquinanti dell’impianto di carbonizzazione idrotermale”

(riceviamo e pubblichiamo)

Buongiorno, sono Nicola Giulietti di Chiusi, laureato in ingegneria energetica ed ambientale; in passato ho collaborato alla redazione della Relazione Annuale sullo Stato dell’Ambiente della Provincia di Siena  e attualmente lavoro aTorino in una start-up in ambito d’innovazione tecnologica.

Ho realizzato una breve analisi sulle emissioni inquinanti dell’impianto di carbonizzazione idrotermale in progetto a Chiusi in loc. Le Biffe, partendo dalle informazioni divulgate dall’azienda che ne propone la realizzazione (ACEA): spero che una sintesi del mio lavoro possa esservi utile per un articolo informativo ad uso dei cittadini, anche in vista dell’ “Inchiesta Pubblica” in corso sul tema (si tratta di un processo partecipativo reso possibile dalla Regione Toscana). Il prossimo incontro dell’inchiesta si terrà Sabato 23 Novembre alle ore 15,30 presso il Teatro Comunale di Chiusi.

Da quale esigenza nasce il carbonizzatore Idrotermale di Chiusi?

L’impianto di Chiusi ha lo scopo primario di trattare i fanghi prodotti dalla depurazione delle acque reflue urbane (scarichi di abitazioni e servizi presenti nei centri urbani, compresi ospedali, parrucchiere, uffici…). La produzione di tali fanghi è inevitabile per prevenire problemi ambientali legati al rilascio incontrollato nell’ambiente dei reflui fognari e si prevede che la produzione di fanghi cresca in futuro, per effetto dell’aumento della copertura del servizio di depurazione dei reflui (ancora molti centri abitati italiani sono privi di un impianto di depurazione fognaria). Fino a Settembre del 2016 circa il 40% dei fanghi toscani veniva recuperato in agricoltura, con lo spargimento diretto nei campi a fini di fertilizzazione. A partire dal 2017 il quadro normativo ha reso di fatto impossibile lo spargimento dei fanghi nei campi, obbligando al loro smaltimento nelle discariche regionali, la cui capienza risulta in via di esaurimento. Da qui l’emergenza “fanghi” presente anche in altre regioni italiane, che ha probabilmente condotto a proporre l’impianto di carbonizzazione idrotermale di Chiusi, progetto cofinanziato dalla Regione Toscana.

I principali prodotti in uscita dall’impianto sono biolignite (una sorta di carbone) ed una soluzione di acqua e sostanze fertilizzanti, utilizzabile appunto per la produzione di fertilizzanti agricoli.

Qual’è l’entità delle emissioni inquinanti dell’impianto? 

Le principali emissioni inquinanti previste dai proponenti dell’impianto sono quelle gassose: per aiutare i cittadini a comprendenrne l’entità propongo di seguito un confronto con alcune fonte emissive più comuni, quali caminetti a legna, automobili, impianti di riscaldamento domestico. Per le emissioni dell’impianto, si fa riferimento al documento  “RLA-04 -Modellistica diffusionale emissioni inquinanti in atmosfera“, della documentazione prodotta da ACEA per il provvedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale scaricabile a questo indirizzo: http://www.regione.toscana.it/documents/10180/15824476/Documentazione+1di2.zip/c5d42550-dc49-4f7a-8259-5b892b256b5a

Partiamo dal Monossido di Carbonio (CO), la cui tossicità è legata al fatto che tale gas impedisce una buona ossigenazione del sangue, con conseguenze dannose sul sistema nervoso e cardiovascolare. Questo gas è prodotto in quantità più o meno elevata da ogni processo di combustione. Il processo di carbonizzazione idrotermale e soprattutto quello di essiccazione della biolignite prodotta dal processo, necessita del calore sviluppato bruciando essenzialmente gas naturale; le emissioni orarie di CO stimate dai progettisti dell’impianto sono paragonabile a quello di 40 automobili alimentate a benzina che si spostano in un contesto urbano, o in alternativa di di quasi 70 caminetti accesi (ovviamente si parla di dati medi ed orientativi tratti da banche dati ed articoli scientifici, visto che non tutte le auto sono uguali, così come non lo sono tutti i caminetti) .

La combustione è fonte anche di ossidi d’azoto (NOx), gas che possono produrre irritazioni e malattie respiratore: la loro produzione oraria stimata da parte dell’impianto è pari a quella di 250 auto a gasolio che si spostano in un contesto urbano. In passato ho analizzato i consumi energetici dell’Ospedale Unico della Versilia, e posso constatare che gli impianti di climatizzazione e di produzione di vapore di un ospedale di quelle dimensioni sono caratterizzati da emissioni annuali di NOx e CO non molto dissimili da quelle del carbonizzatore di Chiusi.

Sia la combustione, sia altri processi di gestione dei fanghi e di essiccamento della biolignite sono fonte anche di particolato, ovvero particelle microscopiche che possono penetrare nell’apparato respiratorio e che possono risultare anche cancerogene. La produzione oraria di PM10 (particelle con diametro inferiore a 10 micrometri) del carbonizzatore è confrontabile per quantità a quella di 100 caminetti domestici accesi o se preferite, di 500 stufe a pellet accese; purtroppo non è data di sapere la composizione del PM10 prodotto dall’impianto: la pericolosità dell’inquinante dipende infatti dalla sua composizione.

La produzione oraria di SO2 stimata dai progettisti del carbonizzatore è di poco superiore a quella annuale di un appartamento riscaldato a gasolio. In altre parole l’emissione annuale di SO2 del carbonizzatore è stimata pari a quella di 11mila appartamenti con riscaldamento a gasolio. Tale valore è elevato in modo anomalo, tenuto conto che la sua presenza nei gas di scarico è attribuibile alla presenza di zolfo nel combustibile usato nell’impianto; ma la presenza di zolfo nel gas naturale è trascurabile. Se è vero che l’impianto è alimentato a gas naturale, il dato è certamente sbagliato. Sarebbe opportuno chiarire meglio questo aspetto. 

Le emissioni gassose dell’impianto costituiscono un  pericolo per la salute degli abitanti della zona?

Il reale pericolo per la salute della popolazione è rappresentato non tanto dalle quantità di inquinanti emessi, quanto piuttosto dalla concentrazione nell’aria respirata. Queste dipendono da come le emissioni dell’impianto si diffondono in atmosfera. Lo studio di impatto ambientale di ACEA comprende le previsioni relative alle concentrazioni di inquinanti in prossimità di alcuni edifici dell’area (situati sia nel Comune di Chiusi che in quello di Città della Pieve) stimate appunto mediante un modello di diffusione delle emissioni dell’impiento (si veda documento “RLA-04 -Modellistica diffusionale emissioni inquinanti in atmosfera“ ed in particolare tabella a pag. 39); secondo tali previsioni non sarebbero superati i valori limite di qualità dell’aria fissati dalla normativa, ovvero le concentrazioni degli inquinanti da non superare per la protezione della salute umana.

Purtroppo  lo studio di ACEA non considera in alcun modo gli inquinanti prodotti da altre fonti di emissioni: è la loro somma con l emissioni dell’impiento che dovrebbe essere confrontata con i limiti di riferimento. Inoltre non è chiaro se il modello utilizzato tiene conto di un possibile ristagno delle emissioni nella vallata di Chiusi Stazione, per effetto di particolari condizioni atmosferiche quali la così detta inversione termica. Questi aspetti potranno ovviamente essere chiariti in sede dell’Inchiesta Pubblica.

Come viene stabilito se autorizzare le emissioni inquinanti?

Secondo il Dlgs 152 del 2006 le emissioni sono autorizzate nel corso del “Provvedimento Autorizzatorio Unico” e della “Valutazione d’Impatto Ambientale” di competenza Regionale, al cui esito vengono stabilite (art. 25) “le condizioni per la realizzazione, l’esercizio e la dismissione del progetto, nonché quelle relative ad eventuali malfunzionamenti” nonché “le misure previste per evitare, prevenire, ridurre e se possibile compensare gli impatti ambientali significativi e negativi” ed infine le “misure per il monitoraggio degli impatti ambientali”.

I cittadini possono approfittare dell’Inchiesta Pubblica in atto per verificare che le emissioni consentite non siano quantomeno superiori a quelle stimate dallo stesso proponente dell’impianto e come saranno verificate, nonché appunto per constatare l’adottate misure preventive per ridurre gli impattio ambientali; questo anche coerentemente alla destinazione d’uso dell’area dove sorgerà l’impianto, che secondo il Piano Operativo comunale (variante approvata con delibera del 15/06/2018) prevede che le attività insediate nell’area utilizzino la migliore tecnologia disponibile per abbattere le emissioni.  

La destinazione d’uso dell’area prevede in realtà anche l’esclusione della costruzione di “carbonizzatori” nell’area, dunque è opportuno chiarire, anche nell’interesse del committente del progetto, cosa intendesse il Consiglio Comunale con il termine “carbonizzatore” quando ha approvato la variante al Piano Operativo per evitare d’incorrere in problematiche autorizzative.

Sono previste altre emissioni oltre quelle già citate?

Oltre a quelle citate vi sono altre emissioni gassose inquinanti o odorigene previste, quali di azoto ammoniacale, acido solfidrico. Un confronto con altre fonti di emissioni similari (es. allevamenti) potrebbe essere richiesto dai cittadini in sede di Inchiesta Pubblica.

Vi sono inoltre le emissioni dovute al traffico dei camion che approvvigionano l’impianto di fanghi da trattare e che portano via i prodotti trattati. Rispetto alle emissioni dei camion, i proponenti dell’impianto fanno una stima grossolana solo di quelle prodotte in vicinan za del carbonizzatore, che comunque sono inferiori di orientativamente 10 volte rispetto a quelle prodotte direttamente dall’impianto. Sarebbe interessante capire se i fanghi potrebbero essere eventualmente portati a Chiusi via treno, sfruttando il Centro Logistico di Chiusi.  

Per qualsiasi impianto industriale sarebbe opportuno valutare anche le eventuali emissioni dovute a guasti o ad eventi naturali catastrofici.  Anche su questo potranno esser richiesti dai cittadini ulteriori chiarimenti.

Vi sono inoltre le emissioni di anidride carbonica (CO2) dell’impianto. Le emissioni di anidride carbonica prodotte bruciando combustibili fossili (quali anche il gas naturale) sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto. I sostenitori del progetto sostengono che l’impianto risulti in realtà benefico per quanto riguarda le emissioni di gas climalteranti, in quanto la biolignite prodotta potrebbe essere usata per lo stoccaggio di anidride carbonica nei terreni. Se tale destinazione d’uso dovesse essere autorizzata, questo sarebbe vero, almeno nel breve-medio termine (nel lungo termine non vi sono certezze che il carbone non si decomponga rilasciando gas climalteranti), poiché la quantità di CO2 “accumulata” nella biolignite è superiore a quella emessa per la sua produzione. Paradossalmente l’impatto a livello di emissioni climalteranti risulterebbe positivo anche nel caso in cui la bioloignite dovesse essere venduta per essere brucita in sostituzione del carbon fossile: infatti il carbon fossile produce emissioni di CO2 senz’altro superiori a quelle della biolignite. D’altra parte la bioliognite potrebbe contenere impurità tali da rendere la sua combustione più inquinante di quella del carbon fossile sotto altri punti di vista. In ogni caso è difficile sostenere che la biolignite possa essere, almeno allo stato attuale, un combustibile a zero emissioni: si consideri che la biolignite prodotta in un anno dal carbonizzatore libererebbe con la sua combustione circa la stessa quantità di energia contenuta dal gas naturale bruciato in un anno dall’impianto stesso di trattamento fanghi (che comunque, va ricordato, produce anche un fertilizzante). Molto interessante è l’impiego della biolignite per la produzione di carboni attivi per la depurazione delle acque.   

Certamente ogni metodo utilizzato per il trattamento dei fanghi, compreso lo spargimento sui campi, produce emissioni di gas inquinanti e risulterebbe pertanto necessario un confronto tra i diversi metodi utilizzabili (quali compostaggio o digestione anaerobica) per capire quale abbia nel complesso il minore impatto ambientale. Anche questo aspetto potrebbe essere chiarito durante l’Inchiesta Pubblica.  

FONTI ed APPROFONDIMENTI

Le fonti dei dati riportati ed ulteriori informazioni sono disponibili al link:  https://docs.google.com/document/d/1-blWwrd4ZvaIi2QxJVdvCpseHStOVWY3VoU2PYxnpwA/edit?usp=sharing

Per contattare l’autore scrivere a n.giulietti@composite-research.com

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