Le parole del segretario del Pd senese Valenti su Bettollini, prima delle sue dimissioni

Questo è il post, che ci è stato fornito,  di Andrea Valenti, segretario provinciale senese del PD,  sul suo profilo FB, pubblicato prima delle dimissioni di Bettollini. Pensiamo di pubblicarlo per fornire ai nostri lettori un quadro più completo delle posizioni sulla situazione che sta vivendo il contesto politico ed istituzionale di Chiusi (ndr)

“Leggo sulla stampa che il sindaco di Chiusi mi ritiene sfiduciato, e leggo le sue legittime motivazioni.

Magari non sarebbe male dirla tutta, ma se Juri Bettollini non ne ha il coraggio, nonostante i post ad effetto con leoni e compagnia, forse tocca dirla a me.

Il problema di Bettollini è uno solo, che in quella lista non c’è lui. E, nella sua logica, se non c’è lui non c’è nessuno.

Ma la domanda da farsi allora è un’altra. Perché non c’è lui in quella lista?

La risposta è semplice: perché il suo territorio non ce l’ha voluto. Nessuno. Nè la sua unione comunale né le altre unioni comunali della val di chiana. Sono stati fatti non uno, ma tre passaggi sulla sua candidatura. Ad ogni passaggio la situazione è peggiorata, fino ad arrivare all’ultimo, dove mi hanno fatto sapere che in caso di sua candidatura c’erano segretari e iscritti pronti a restituire la tessera.

Lui definisce sfiducia un voto unanime in direzione, non saprei come definire questi passaggi, sicuramente non ‘attestazione di stima’

Dato che è un tipo sportivo, mi ha minacciato solo tre volte al telefono, mandato i suoi soliti messaggi intimidatori che in tutta mi fanno sbadigliare, mi ha detto per due volte che si sarebbe dimesso senza che nessuno glielo abbia chiesto. Poi naturalmente non l’ha fatto.

Probabilmente a Juri dispiace il bel clima che si respira in Val di Chiana per la candidatura di Elena Rosignoli e di Simone Bezzini. Se lui fosse stato con me alla festa del suo partito nel suo comune sabato  scorso lo avrebbe respirato.

Ma per alcuni vale il concetto che o giochi o dai noia.

Sarebbe bene che un sindaco, pur con tutte le velleità del caso, pensasse a lavorare bene per il suo comune invece di avvelenare il clima della campagna elettorale del Partito per il quale è eletto, e si impegnasse al massimo per la campagna elettorale.

Se io sono sfiduciato non lo decide di certo lui, con i consueti modi arroganti che – ma sembra non averlo capito – sono venuti a noia a tutti da un pezzo.

E se così fosse tornerò serenamente a fare quello che faccio, ringraziando per le opportunità che il mio partito mi ha dato.

Ma finché sono segretario le cose si fanno ascoltando i territori. Non chi urla più forte.

Ricordo a Juri, in conclusione, che se qualcuno ha subito uno sgarbo, e non da me, è chi aveva alle spalle un pezzo di territorio e si è visto escluso, non di certo lui. E che questo sgarbo non viene da me, ma da una frammentazione in una corrente che, in passato, con tanto ardore ha sostenuto.

Mi aspetto i soliti commenti sprezzanti qui sotto. Faccia pure. Io a differenza di lui non banno nessuno.

Ora basta polemiche. Facciamo una bella campagna elettorale.”

 

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