Le nostre edicole sacre, fra religione e spiritualità popolare

La parte predominante del patrimonio artistico, con la A maiuscola, del mondo, è legata al sacro, alla spiritualità, alla religione. In passato i più grandi artisti venivano ingaggiati affinché con le loro opere significassero e celebrassero la grandezza, la magnificenza, l’onnipotenza dell’altissimo. E questo almeno da quando l’uomo viene considerato tale, ma io credo anche da prima… E il mondo è disseminato da magnifiche cattedrali, chiese e monumenti, dipinti, statue che ci riportano direttamente a quell’elevazione mistico-spirituale che alberga in ogni essere umano, anche nei non credenti e che si esalta davanti a quel protendersi verso l’alto, soprattutto ammirando guglie di chiesa e volte irraggiungibili, magari affrescate o rappresentanti arabeschi o altre artistiche forme.

Ma esiste anche una forma di religiosità e spiritualità più spicciola e popolare: le edicole sacre disseminate sul territorio. Veramente suggestive e affascinanti quelle in campagna. Una religione “prete a porter” che non si affida alle grandi e raffinate manifestazioni artistiche a testimonianza del sacro. Ma piuttosto a tenere e semplici rappresentazioni di una spiritualità quotidiana, popolare ma non meno profonda. In poche forme o immagini quelle minuscole, chiese stilizzate, rievocano la liturgia in tutta la sua pienezza, il rito in una semplicità che incanta, proponendosi attraverso una immediatezza fruibile per tutti. Questo modo popolare di vivere quotidianamente la religione sa di antico e autentico. A differenza di altre forme odierne di religione popolare legate a dubbi eventi miracolosi e con al seguito, gadget vari e viaggi organizzati che imprigionano la spiritualità in una sorta di spettacolo. E che spesso circuisce alcuni soggetti più fragili e suggestionabili. Le edicole sacre invece sono una specie di porta attraversata la quale incontriamo noi stessi in una dimensione genuinamente spirituale.

Nunzio Dell’Annunziata

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