La riscoperta del pranzo domenicale al tempo della pandemia

Chi non è più giovanissimo ricorderà le domeniche di quando era giovanotto: una piccola galassia, uno spazio a se stante dal punto di vista religioso, del riposo e della tavola. Le famiglie si riunivano, c’era la messa, e c’erano lauti pranzi ad hoc per quel giorno sacro, sotto tutti gli aspetti, da precettare in ogni sua scansione temporale. Intanto la domenica era il sacrosanto giorno del riposo. Tutti i negozi erano tassativamente chiusi. Chiusi i supermercati, niente outlet, mobilifici ed altre diavolerie atte a spillar quattrini o ad aumentare il PIL. Nulla, alla domenica riposo, giorno da dedicare alla persona umana, spirituale e buongustaia. Si cominciava col bagno, nella vasca, no doccia. Poi rasatura, dopobarba, Pino Slvestre after shave, e vestito buono, della domenica appunto.

Chiacchierata in piazza con annessi pettegolezzi, il caffè di mezza mattina al bar. Poi la messa, non per tutti ma per buona parte delle persone. Infine il rientro a casa con vassoio di dolci: le paste. E la casa satura di profumi della cucina, gli estenuanti ragù dalle lunghe cotture, gli arrosti, i fritti e chi più ne ha più ne metta. I marmocchi riuniti a rincorrersi e strillare intorno a lunghe tavolate messe su unendo il tavolo della sala con quello della cucina, e qualche volta il piccolo tavolo da picnic come appendice per raggruppare i bambini. Il menù, era della domenica e le calorie dovevano eccedere, attraverso i grassi e gli zuccheri belli saturi e visibili sul fondo del piatto come una testimonianza opulenta della riunione intorno al desco. La casa stessa era satura di vapori e odori da domenica, odori che erano partiti dal bagno schiuma e terminavano nel tardo pomeriggio con l’aroma del caffè di fine pasto. E un buon bicchiere di vino non veniva disdegnato, anzi al momento di bere si glorificava l’azione con un convinto “Fa sangue”.

Tutto scorreva nella sceneggiatura di un rituale ben codificato e al quale nessuno, per nessuna ragione, avrebbe rinunciato, compiacendosi addirittura per il ventre prominente, diretta conseguenza di siffatto stile di vita, secondo quel famoso binomio panza-sostanza a designare una persona che contava e sapeva vivere: persona protagonista del proprio tempo. La colonna sonora era la televisione che accompagnava alla partita di campionato mentre le donne rimettevano a posto. Poi la società è cambiata, intanto sono in molti a lavorare nelle festività, ci sono turni, i negozi e i punti vendita sono lanciati in un sempiterno mercanteggiare e si è poco avvezzi a riunire la famiglia intorno ad un desco ormai depauperato per effetto delle raccomandazioni dei nutrizionisti. I bambini nemmeno nascono, siamo una nazione di vecchi, come farebbero a vociare, frignare, rincorrersi?

Non dico sia meglio o peggio, semplicemente il mondo cambia, cambiano le necessità, i modi di socializzare, mutano le esigenze, gli obbiettivi si rivestono di nuovi significati… Ma in tempo di pandemia e di lockdown ecco si riscopre il pranzo della domenica, non è però la riesumazione di vecchi riti casalinghi, ma piuttosto la riscoperta di un piacere che molti giovani ignoravano, essendo protagonisti (prigionieri?) del loro tempo tecnologico-digitale. In tempo di contagio bisogna per forza maggiore restarsene reclusi in casa, le mamme rispolverano qualche preparazione di famiglia e alla fine ci si ritrova intorno ad una tavola, scelgo questo sostantivo perché  al femminile sa di famiglia mentre tavolo, al maschile indica quello del ristorante. Quindi dicevo si riscopre nostro malgrado, una passata abitudine e senza eccedere nelle calorie e nemmeno nello stappare bottiglie, si crea un calore e una vicinanza, che avevamo obliato,  abdicando umanità a favore della efficienza produttiva della società. Mi si obietterà che i sentimenti, i piaceri della vita, la poesia del vivere cambia strada e non si interrompe- ed io sono d’accordo e immagino che questa riscoperta della domenica sia destinata a dileguarsi appena si ristabilisce lo status quo pre-pandemia. Buona domenica e buon pranzo. Leggero e senza eccessi mi raccomando.

Nunzio Dell’Annunziata

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