Italia di Mezzo. Ci siamo anche andati vicino, dopo Villafranca, prima dei plebisciti e della spedizione dei Mille. L’iniziativa sull’Italia di Mezzo fra storia e attualità a Chiusi ha parlato di passato e di futuro della nostra area.

Una bella cavalcata tra storia e attualità lungo i confini dell’Italia di Mezzo, questo è stato l’incontro promosso dai Comuni di Città della Pieve e di Chiusi il 15 di Giugno e che si è svolto nella bella sala di San Francesco.

Una cavalcata favorita per la parte storica dagli interventi di Piero Giorgi e di Carla Cicioni, gli autori del libro “L’Italia di Mezzo. La cartografia storica del Centro Italia dal XVI al XIX secolo”, da cui si è tratto lo spunto dell’iniziativa. Ma anche dalle parole del Presidente del Consiglio Regionale toscano Eugenio Giani che, forte di un passione dichiarata per la storia toscana e fiorentina, si è dilungato nel descrivere i passaggi cruciali dal “Granducato” allo Stato unitario.

Ed è stato a questo punto che Giani ha sottolineato che c’è stato un momento in cui abbiamo sfiorato la possibilità di costruire a metà dell’ottocento non uno stato unitario ma ben “tre Italie”. Quella piemontese e lombarda. Quella appunto dell’Italia di Mezzo. E quella del regno borbonico. Questo era appunto anche l’orientamento dei francesi e dello spirito del Trattato di Villafranca dopo la Seconda Guerra d’indipendenza. Fu Bettino Ricasoli, secondo presidente del Consiglio, già sindaco di Firenze, a rompere gli indugi, e a convocare i plebisciti prima che poi Garibaldi completasse l’opera con la spedizione dei Mille.

Per un breve periodo dunque ci fummo vicini, l’Italia di mezzo fu una possibilità reale che forse avrebbe cambiato la storia nostra e non solo.

Poi, nel corso della serata, invece venendo all’attualità i sindaci, Juri Bettollini e Fausto Scricciolo, l’assessore Chiara Lanari e lo stesso Eugenio Giani hanno insistito sulle tante possibilità di integrazione e di collaborazione che si rendono necessarie per far giocare ad una area storicamente confinante e spesso emarginata tutte le sue possibilità di crescita.

Il turismo, le infrastrutture, la pianificazione territoriale, i servizi, è stato detto, sono quotidianamente temi che andrebbero trattati al di sopra di un confine, come quello che vivono Città della Pieve e Chiusi, del tutto innaturale.

Del resto lo avevano detto anche gli autori, dal Cinquecento all’Ottocento anche se questo nostro pezzo d’Italia era diviso fra Granducato e Stato Pontificio, nessun cartografo lo raffigurava diviso, ma tutti lo hanno riprodotto in una dimensione unica. Cosa che non è stata mai fatta per altre parti d’Italia.

Intanto per uno sviluppo che va subito oltre i confini regionali, c’è già stata una idea concreta, che continueremo a seguire anche noi del Corriere Pievese e dell’Ora del Trasimeno. Su proposta del presidente Giani, il libro sarà presentato, in autunno, in Consiglio Regionale a Firenze e lì si ragionerà anche della possibilità di realizzare una mostra. Mostra che, in questi giorni e fino a settembre è visitabile a Corciano. (g.f)

Riguardo a Gianni Fanfano

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