Il professor Luca Caricchi ci scrive “… I danni del terremoto non sono fato” Il contributo, sul tema del giorno, di un pievese, docente di vulcanologia, presso l'Università di Ginevra

Caro Direttore,

Le scrivo per una riflessione sul terremoto.

Sono un vulcanologo, quindi non esperto di terremoti, ma al di là della mia formazione in geologia credo sia importante riflettere sull’approccio che abbiamo difronte a queste catastrofi.

Da un punto di vista prettamente tecnico, il terremoto è stato poco profondo e quindi la sollecitazione subita dalle strutture è stata importante (le onde sismiche si attuano progressivamente all’aumentare del volume di roccia che attraversano, interessante questo video prodotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia:
https://www.youtube.com/watch?v=x6tDOjFGTs4).

Questo però non giustifica i danni che sono stati provocati da un terremoto, che come quello dell’Aquila, sono di magnitudo modesta rispetto a molti altri che accadono nel mondo e dove i danni sono molto minori. I danni non sono nemmeno giustificati dal fatto che i nostri edifici siano vecchi o antichi e spiegherò nel seguito perché.
L’esempio classico è il Giappone dove il terremoto del 2011, ben più potente di quello avvenuto il 24 Agosto 2016, non ha fatto crollare i grattacieli di Tokyo, ma altri esempi includono Christchurch (Nuova Zelanda) nel 2011 dove un terremoto di magnitudo simile a quello che ha raso al suolo i nostri villaggi (6.3), avvenuto in prossimità di una città con 350,000 abitanti ha fatto meno vittime (185).
Questi sono dati che molti conoscono, ma sembra come se in Italia ci sia l’impressione che noi siamo diversi, che in Italia non si possa fare quello che viene fatto in Giappone o in altri paesi. Ma perché?

I terremoti non possono essere previsti, quindi l’unica alternativa è la costruzione di edifici che almeno non ci crollino addosso durante un terremoto. Primo cosa a cui pensiamo (incluso io, che dovrei saperne di più): « In Italia abbiamo troppi problemi economici e le costruzioni antisismiche costano troppo ».
Leggevo stamani sul giornale « la Repubblica » un articolo dove veniva spiegato come, nel periodo successivo al terremoto dell’Aquila, il governo avesse stanziato 1 miliardo di euro per stabilizzare le abitazioni nelle regioni appenniniche in vista di futuri terremoti (che ahimè continueranno; l’unica certezza che abbiamo come geologi).
Qui il link: http://www.repubblica.it/cronaca/2016/08/26/news/colpa_di_un_impiegato_distratto_e_amatrice_perse_i_contributi-146638302/?ref=HRER1-1

L’articolo spiega come di questi finanziamenti solo una piccolissima parte siano stati « utilizzati », e la cosa che fa più male è che di questi fondi i cittadini non sapessero niente. Il direttore della protezione civile andò anche nelle regioni colpite per promuovere l’iniziativa ottenendo però pochi risultati.
Le lascio leggere l’articolo che purtroppo contiene una serie di storie di mala gestione su cui non voglio soffermarmi.
I fondi stanziati sarebbero stati largamente insufficienti, ma avrebbero potuto salvare molte vite, visto che gli ingegneri sostengono che con 70-100 euro per metro quadrato, si possa intervenire su costruzioni anche vecchie di secoli con il risultato che durante terremoti come quello di Amatrice (per intendersi), le pareti ed il tetto non crollino sugli occupanti delle case.

Perché i nostri amministratori locali non passarono quell’informazione? Non credo assolutamente a complotti o che sia stato fatto per interesse.
Se l’avessero passata, quanti di noi avrebbero reagito?

Ho come l’impressione che molti credano che il terremoto sia fato e quando succede l’unica cosa che possiamo fare è piangere i poveretti ai quali è toccata la disgrazia.
No, non è così e possiamo fare tanto, ma c’è bisogno che ognuno di noi si partecipi alla vita politica ed amministrativa. Chiediamo al governo una risposta forte, che non significa soccorsi migliori ma aiuto per costruire case che non diventino trappole mortali.

Non possiamo piangerci addosso e sostenere che niente cambierà, le cose cambiano con l’impegno e abbiamo la tecnologia per migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini che vivono in regioni ad alto rischio sismico.
Come il rischio sismico, in Italia abbiamo vulcani attivi, inondazioni e frane, come tanti altri paesi del mondo. Smettiamo di dire « si però in Italia…. », possiamo migliorare la nostra qualità della vita e dobbiamo pretendere che misure vengano prese perché eventi naturali non uccidano i nostri figli.
La colpa non è ne della natura ne degli altri, dobbiamo impegnarci e protestare se le cose vengono fatte solamente per interesse.

Mi rifiuto di credere che l’Italia non possa cambiare, l’Italia siamo noi e quindi possiamo cambiarla malgrado tutte le difficoltà.

Luca

P.S.
Mi scusi lo sfogo e l’Italiano, non pretendo che questa mail venga pubblicata, ma non essendo a Città della Pieve avevo bisogno di parlare con la gente della Pieve e non solo con i miei genitori.

Luca Caricchi
Assistant Professor of Igneous Petrology and Volcanology
Department of Earth Sciences
University of Geneva
Rue des Maraîchers 13
CH-1205 Geneva
Switzerland

Riguardo a Gianni Fanfano

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