Il gruppo di opposizione Possiamo Sinistra per Chiusi sulla questione Acea.

Ormai nel nostro paese non si parla d’altro: impianto Acea e carbonizzatore o come vogliate chiamarlo.

Per la verità non si parla d’altro da mesi, ma tutto è iniziato ormai da due anni. Dopo due anni, il 12 novembre 2019, è partita un’inchiesta pubblica che ha visto un’ampissima partecipazione tra i cittadini, il comitato del NO ha raccolto più di 2.500 firme e la sua pagina Facebook ha raggiunto più di 2.700 persone tra residenti a Chiusi e cittadini dei comuni limitrofi.

Come forza politica di opposizione abbiamo richiesto approfondimenti e il coinvolgimento della cittadinanza fin dal consiglio comunale del 4 dicembre 2017, in cui si è appreso della vendita del terreno ad Acea, perché veniva portata in approvazione una variazione di euro 350 mila come acconto versato al comune. Analizzando le carte presentate dall’acquirente in fase di partecipazione al bando, ci siamo resi conto che si trattava di un’attività di cui non era possibile stabilire l’impatto che avrebbe avuto una vita insediata nel nostro territorio.   A fronte delle nostre richieste la maggioranza ha negato ogni azione di approfondimento, così nel gennaio 2018 è stato perfezionato il contratto di vendita. Anche da parte della cittadinanza è subito partita una sollecitazione affinché gli amministratori promuovessero informazione e partecipazione, fino a quando è stato costituito un Comitato che da subito ha iniziato una grandissima opera di sensibilizzazione e studio della questione.  

I nostri consiglieri comunali si sono impegnati per portare la vicenda alle orecchie del consiglio della regione Toscana, tramite una mozione presentata da SI Toscana a Sinistra nell’aprile del 2018. Riportiamo le parole conclusive dell’intervento di Fattori in consiglio: “è doveroso avviare immediatamente un processo partecipativo, come chiedono i cittadini, i comitati, e vari gruppi di opposizione in Consiglio comunale, e attivare immediatamente Arpat e Asl”. E’, probabilmente, grazie all’intervento di Fattori e Sarti, alla mozione del consigliere 5stelle e soprattutto all’istanza di sospensione del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale fatta dal COMITATO ARIA che, ad oggi, è stata avviata l’inchiesta pubblica autorizzativa.

L’aspetto che ci preoccupa maggiormente è relativo all’impatto ambientale e sulla salute, soprattutto perché tale impianto rappresenta una sperimentazione i cui effetti a breve e lungo termine sono sconosciuti. Nel nostro paese sono già presenti impianti industriali classificati come insalubri di prima classe, questo è un altro dei motivi che ci fanno ritenere rischiosa una nuova attività con caratteristiche ad oggi sconosciute.

In seguito alle azioni del Comitato e delle opposizioni che hanno coinvolto molti cittadini, la maggioranza, preoccupata di perdere consensi, ha tentato di correre ai ripari approvando un atto di governo del territorio in cui si vieta l’insediamento nel nostro comune di una serie di impianti, lasciando però, ambiguamente, il campo aperto ad aziende che a nostro avviso corrispondono alle caratteristiche di quelle proposte da ACEA:

“Nel territorio comunale di Chiusi, in recepimento della Delibera n.33 del 15/06/2018, non è consentita la realizzazione di nuovi:
– inceneritori di rifiuti;
– carbonizzatori;
– termovalorizzatori;
– discariche di rifiuti;
– nuove aziende insalubri che abbiano emissioni nocive, ad eccezione delle attività per le quali venga dimostrato, riguardo ai processi produttivi, di utilizzare la migliore tecnologia possibile per abbattere emissioni, finanche alla loro totale eliminazione.
Sono invece consentite, nelle aree ad esse deputate ed individuate dal presente Piano Operativo, le attività industriali e produttive in genere che non producano alcuna emissione nociva in atmosfera, anche rientranti nei principi dell’economia circolare e dalla green economy e la realizzazione di centri di ricerca in collaborazione con le università con l’obiettivo di determinare un polo aggregativo di studio sullo sviluppo delle nuove tecnologie in campo industriale e scientifico e attività ad alta tecnologia che possano chiudere la filiera di valorizzazione del prodotto finale”( estratto Variante generale N 3 al Piano Operativo)

L’arroganza di questa amministrazione tenta, ancora una volta, di gestire in autonomia la vita del paese, prendendo scelte scellerate e completamente disconnesse da un progetto unitario di massima. Difatti riteniamo assolutamente controproducente introdurre un impianto di siffatta specie in un territorio a vocazione turistica e agricola. Tale scelta politica non è che l’ultima, in ordine di tempo, di una serie di decisioni che mirano a facili entrate per le casse comunali o che rispondono a chimere propagandistiche estemporanee, senza una seria riflessione sulla programmazione del territorio. Basti pensare al PalaPania, al forno crematorio e alla stazione per l’Alta velocità.

 Siamo consapevoli che nessuno può sottrarsi a una seria riflessione sulla gestione dei rifiuti e su quelle che potrebbero essere le soluzioni meno impattanti per l’ambiente e la salute, non dimenticando che alla base vi è una radicale rimodulazione dei sistemi di produzione e consumo. 

Nel programma di governo, Possiamo Sinistra per Chiusi ha fortemente puntato alla tutela dell’ambiente da perseguire in ogni azione di politica amministrativa, presente e futura. Siamo fermamente convinti che le scelte amministrative debbano passare attraverso la consultazione e la costruzione di consenso, grazie ai quali le autorità locali possono acquisire dalla comunità e dalle imprese le informazioni necessarie per la formulazione di nuove strategie.

Il nostro movimento, come fatto finora, si impegna a controllare l’iter del procedimento, a valutare oggettivamente rischi e benefici, a fianco dei cittadini e del comitato, anche qualora dall’inchiesta pubblica non uscissero le risposte desiderate.

Il nostro lavoro si rifletterà anche in consiglio comunale e vorrà essere rappresentativo del malumore comune dei cittadini e dei loro dubbi, preoccupazioni o interrogativi più che legittimi.

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