Il Fronte Italiano 1943-1945. La “Battaglia del Trasimeno” La ricostruzione di Mario Ragionieri di quei drammatici giorni del 1944

ARCHIVIO DEL CORRIERE PIEVESE
27 GIUGNO 2017

73 anni fa, in questi giorni, tutta la nostra zona visse il drammatico passaggio del fronte della seconda guerra mondiale. E’ giusto, come viene fatto in diverse circostanze, ricordare quei giorni, quando furono gettate le fondamenta delle nostre attuali libertà Ed è giusto ricordare i protagonisti e le vittime.  Noi lo facciamo partendo da questo contributo che ci è stato fornito dall’amico Massimo Malandrino e che l’autore Mario Ragionieri definisce la “Battaglia del Trasimeno” che vide impegnate le truppe nazifasciste contro quelle alleate dal 21 al 28 giugno, lungo una fascia che andava da Castiglione fino a Chiusi. Città della Pieve era stata invece liberata il 19 giugno. 

di  Mario Ragionieri

Cari amici lettori, che mi seguite da tempo su questo sito, inizio con questo articolo una serie di racconti dedicati al fronte italiano ed in particolare ad alcune battaglie che hanno segnato la lenta agonia delle armate tedesche in Italia e, con esse, la fine della R.S.I.
I tedeschi furono sconfitti nel 1945 non senza però contendere il suolo italiano palmo a palmo agli alleati che si trovarono ad affrontare una delle più dure campagne di tutta la seconda guerra mondiale appunto quella italiana. I motivi di questa abilità che dimostrarono le forze germaniche di combattere sul suolo italiano, come recita il titolo del famoso libro del Generale Fridolin von Senger Und Etterlim ( che fu appunto uno dei protagonisti della campagna d’Italia) “Combattere senza paura e senza speranza” edito da Longanesi, è da ricercarsi nella grande capacità militare di coloro che comandarono i reparti tedeschi impiegati sul nostro territorio e soprattutto del Feldmaresciallo Kesselring che aveva la responsabilità di tutto il settore, e nella particolare orografia del suolo italiano che fu di grande aiuto per le truppe germaniche che seppero sfruttarla alla perfezione e tremendo ostacolo per gli Alleati.

Ho parlato in altri articoli delle battaglie che si svolsero a sud di Roma come quella del Volturno, di Cassino e dello sbarco ad Anzio e Nettuno; ora, abbandonata Roma, i tedeschi iniziarono un lento ripiegamento verso la linea Gotica ( o meglio Linea Verde) non senza ostacolare in ogni modo possibile l’avanzata verso nord degli Alleati. La battaglia del Trasimeno fu appunto una di queste battaglie di rallentamento della avanzata Alleata e sarà l’oggetto del presente articolo. Certo è una battaglia poco conosciuta come tutto il ciclo operativo che, da fine giugno 1944, vide gli eserciti alleati impegnati in duri scontri con le truppe di Kesselring sulle rive del lago Trasimeno e non solo. Il generale Alexander ebbe a definirli in maniera troppo sbrigativa “scontri di retroguardia” ; in realtà si trattò di una serie di combattimenti durissimi nei quali i soldati tedeschi tentarono, applicando la “difesa attiva“, ( tecnica ampiamente utilizzata con successo sul fronte russo) di rallentare al massimo la marcia degli Alleati verso la linea Gotica.

La battaglia vera e propria dopo una serie di scaramucce di retroguardia, aveva inizio il 21 giugno per terminare il 28; teatro degli scontri fu una striscia di terreno non molto grande, ma con una serie di ostacoli naturali, che si snodava da Chiusi fino alla sponda occidentale del lago Trasimeno.

Il 17 giugno la decrittazione di un messaggio e la cattura da parte degli Alleati di alcuni documenti della 334° divisione di fanteria tedesca, portavano a conoscenza del comando inglese che il Feldmaresciallo Kesselring era intenzionato a opporre resistenza su una linea di arresto, denominata in codice linea ” Albert” , che correva da Castiglion della Pescaia sul mar Tirreno, al mare Adriatico, passando per il monte Amiata, Radicofani, e il Trasimeno. Il 20 giugno 1944 il X Corpo d’ armata britannico occupava Perugia senza difficoltà; incontrava invece alcuni ostacoli già sulle colline che si trovano a nord della città umbra. . Quei primi ostacoli dimostravano che “La fase di inseguimento delle truppe di Kesselring in ritirata era terminata. La linea tedesca era stata adesso ristabilita come un insieme corrente attraverso la penisola. Kesselring aveva ripreso il controllo delle sue formazioni ed era più che mai deciso a ripetere i successi difensivi dell’anno precedente. Gli Alleati avrebbero dovuto pagare in uomini e soprattutto, in tempo, per ogni chilometro della loro avanzata dal Trasimeno alla linea Gotica” ( W. Jackson).

Nel territorio dove i tedeschi avevano deciso di dare battaglia, si fronteggiavano, da parte germanica, la 334° divisione di fanteria ( generale Bohlke), con uno schieramento che andava dalla sponda ovest del Trasimeno a Sanfatucchio; la 1° divisione Fallschirmjager Panzer Divisione Hermann Goring ( generale Schmaltz) era invece dispiegata fino a Chiusi. Il comandante del XIII Corpo della 8° armata , Sir Sidney Kirkman, metteva di fronte ai tedeschi la 78° divisione di fanteria (generale C.F. Keightley), la 4° divisione di fanteria ( generale A.D. Ward), la 6° divisione corazzata sudafricana ( generale Poole) e la 1° brigata corazzata canadese . I tedeschi avevano predisposto postazioni ben fortificate in modo particolare nei villaggi di Casamaggiore e Frattavecchia e sulla cresta tra Sanfatucchio e Vaiano ; c’erano nidi di mitragliatrici, postazioni di mortaio e Nebelwerfer ( i lanciarazzi a più canne) inoltre un buon numero di cannoni anticarro e di obici erano predisposti ben mimetizzati per dare supporto alla fanteria affinché potesse difendersi efficacemente dagli attacchi dei carri alleati. La forza delle divisioni in campo non era al 100% ma comunque tale da rendere efficienti le unità stesse . Gli ordini per Kirkman erano quelli di sfondare le difese nemiche e proseguire in direzione nord in modo da far crollare e retrocedere l’intero schieramento tedesco. La 78° divisione doveva muoversi sulla statale 71, la 4° sulla strada Vaiano- Gioiella e la 6° sudafricana doveva muoversi sulla rotabile Chiusi – Sinalunga.

La divisione di Keightley iniziava nella notte tra il 21 e il 22 giugno ad avvicinarsi alle linee nemiche di Sanfatucchio sotto un fuoco difensivo violentissimo in particolare di mitragliatrici; il 2° Fucilieri prendeva d’assalto una postazione a sud del paese combattendo duramente; e fu solo nel pomeriggio del 22 che il 2° London Irish Rifles della 38° brigata appoggiato da carri Sherman della 1° brigata canadese , riusciva a penetrare nella località. Il tempo era piuttosto instabile alternando giornate di sereno e giornate con forti acquazzoni che rallentavano notevolmente le operazioni. Dal diario dell’ 11° reggimento corazzato canadese Ontario si può leggere come fu presa Sanfatucchio; “Il 1° plotone del tenente Jaurad avanzava diritto sulla città e saliva in direzione del cimitero senza il supporto di fanti. I colpi di mortaio e di artiglieria piovevano fitti sulla zona. La località venne definitivamente ripulita dal nemico alle ore 11,30 e l’avanzata continuava a nord-ovest, per circa 1000 yarde in direzione del cimitero. La resistenza nemica si faceva più dura e due carri e un M10 vennero messi fuori combattimento da un pezzo anticarro. Il ten. Hopkis localizzava questi pezzi e il fuoco di artiglieria veniva diretto su di loro“. I tedeschi imbastirono un contrattacco ma ogni tentativo fu vano e Sanfatucchio rimase in mani alleate così come Pucciarelli, che attaccato dal 6° Inniskillings, nonostante i tentativi dei tedeschi di chiudere quella falla nel loro schieramento, venne tenuto dagli inglesi ormai arroccati a difesa sul terreno. Verso ovest nella notte tra il 21 e il 22 i reparti sudafricani avevano raggiunto Chiusi scalo e alcuni reparti ( due compagnie) venivano inviati verso Chiusi città senza però effettuare ricognizioni preliminari per vedere di scoprire le posizioni e la consistenza del nemico. La compagnia A si scontra più volte con i tedeschi finendo per trovarsi assediata nel teatro cittadino e in alcune case vicine.. Con l’appoggio di due carri armati i tedeschi attaccano i sudafricani per tutta la notte e la mattina successiva ( il 22) impedendo, con un violento fuoco , ai rinforzi di raggiungere gli assediati. La Compagnia A viene annientata e solo 12 superstiti riescono a rientrare nelle proprie linee. L’avanzata della 6° corazzata sudafricana era momentaneamente arrestata. La X armata tedesca si rendeva conto che con il protrarsi degli scontri non avrebbe potuto resistere a lungo; i soldati si battevano bene ma molti ormai stanchi di combattere iniziavano a darsi prigionieri e questo era un segnale da non sottovalutare. Il giorno 24 giugno la 78° divisione attaccava di nuovo verso Pescia e Ranciano; il Royal Irish Fuciliers arrivava alla prima località intorno alle 10 e alla seconda verso le 16. A sera questa unità insieme ad altre era schierata lungo il torrente Pescia che non era possibile guadare con i mezzi ruotati.

Sotto un forte acquazzone i genieri lavorarono tutta la notte per rimettere nella possibilità di essere transitato un ponte sulla ss71 e alle 5 del 25 giugno il lavoro poteva considerarsi concluso ma solo alle 9,30 i mezzi che erano rimasti impantanati poterono transitare sul ponte. La violenza degli scontri è in qualche modo valutabile guardando le perdite subite; il solo 2° London Irisch poteva contare fino al 24 giugno 16 morti e 98 feriti. Altri reparti intanto avanzavano verso nord fino a raggiungere la strada Castiglion del Lago – Casamaggiore che faceva parte della principale linea di difesa tedesca e dove le stanche truppe della 334° divisione di fanteria erano state rinforzate con l’invio di paracadutisti e granatieri della 15° divisione arrivati da est. La 78° si fermava per consentire alla 4° di allinearsi con le sue unità avanzate; infatti gli uomini di Ward avevano dovuto affrontare un durissimo scontro con i paracadutisti tedeschi per conquistare Vaiano. I paracadutisti tedeschi già difensori di Cassino si erano ritirati solo il 25 dopo che la 78° si era attestata sul torrente Pescia fino a Frattavecchia e Casamaggiore. Sulle colline poste tra queste due località i tedeschi si erano nuovamente posti a difesa e due battaglioni inglesi erano avanzati e si erano riallineati con la 78°. Il 26 giugno i britannici conquistavano Gioiella e Badia nonostante la violenta resistenza opposta dalle truppe germaniche. Infatti sul diario del 2° London Irisch troviamo scritto: “Ore 18. Una pattuglia della compagnia G riporta “Badia non occupata” e sul diario della 4° divisione troviamo scritto: “Ore 16,20 King’s inizia il suo attacco su Gioiella supportato dai carri“.

Alle ore 12 infatti il 2° King’s aveva superato le linee del 4° Hampshire. Alle 21,47 del 26 giugno Gioiella era libero e un paio di compagnie riuscivano a posizionarsi oltre questa località ; la notte tra il 26 e il 27 giugno trascorreva tranquilla mentre un numero sempre maggiore di soldati tedeschi si arrendeva. Comunque questo fenomeno di resa non era generale perché altri reparti continuavano a combattere con fanatismo. I soldati tedeschi ritirandosi oltre a lasciare le solite boobytraps, ponevano in retroguardia gruppi di cecchini che colpivano gli Alleati ritardando l’inseguimento. Più a occidente nella notte tra il 25 e il 26 la Hermann Goering iniziava a ritirarsi per effetto dell’attacco del 4° reggimento da ricognizione che aveva raggiunto il lago di Chiusi, La città veniva presa il giorno successivo ; il giorno dopo, il 27, la 10° brigata della 4° divisione dovette sostituire la 28° della stessa grande unità per dare riposo a truppe che erano state continuamente in azione. Il giorno seguente cadevano Casalmaggiore e Frattavecchia ad opera di reparti della 78° divisione Casamaggiore cadeva il 28 giugno cosicché la linea tedesca era perforata e la battaglia volgeva rapidamente al termine.

Le perdite da parte inglese furono molto alte; la sola II brigata aveva avuto 257 uomini fuori combattimento e la 38° 621. Leggendo le memorie di Kesselring troviamo questa dichiarazione: “Le lotte svoltesi sul Lago Trasimeno dalla metà di giugno alla metà di luglio, avevano dato risultati conformi alle necessità del momento” Gli storici che hanno studiato la campagna d’Italia hanno messo in evidenza che la lotta svoltasi a nord di Roma fino agli Appennini ordinata da Kesselring per rallentare gli Alleati e dare più tempo ai suoi per allestire adeguatamente la linea Gotica, abbia logorato più le truppe germaniche che non quelle Alleate costringendo l’O.K.W. ad inviare in continuazione complementi per ricostituire le unità ridotte al lumicino. La cosa è assolutamente vera ma dobbiamo anche chiederci, da studiosi di storia militare, cosa sarebbe successo utilizzando una tattica diversa da quella attuata, al completamento della linea Gotica. Il generale Von Zangen, che era responsabile dell’allestimento delle difese della linea Gotica, aveva richiesto più tempo per mettere in piedi una efficiente struttura difensiva della linea stessa affinché potesse resistere all’assalto violento delle truppe alleate; il tempo appunto che Kesselring, con la tattica di passare da una linea difensiva ad un’altra, sfruttando il terreno, opponendo resistenza la dove era possibile, gli dette, ritardando così la marcia verso nord delle truppe alleate. Con questo modo di combattere fu possibile ultimare la parte principale dei lavori difensivi indispensabili alla linea inizialmente denominata Gotica (poi Linea Verde) che doveva costituire il vero grande sbarramento a protezione dell’Italia del nord.

ALCUNI CENNI ALLA TATTICA DIFENSIVA TEDESCA

Le Forze armate Tedesche iniziarono la guerra nel 1939 con un addestramento ed una organizzazione improntati sulle tattiche offensive; naturalmente i manuali e le esercitazioni prevedevano delle fasi difensive, ma considerandole solo come pause temporanee in vista di nuovi attacchi portati contro il nemico ( erano infatti state proibite le esercitazioni che riguardavano la ritirata e la difesa). L’andamento del conflitto e i rovesci subiti nel 1942 e ancora di più nel 1943, costrinsero i comandi tedeschi ad elaborare e sperimentare nuove tecniche di combattimento, da questo momento improntate essenzialmente alla difesa. Questa difesa non doveva essere statica e basata su posizioni forti, poste solamente su di una linea, come era stata la linea Maginot francese, ma elastica e ripartita in profondità; l’elasticità era rappresentata dai contrattacchi, sia locali che interessanti vaste zone, che dovevano contrastare l’attacco avversario e dal sapiente uso delle riserve. Mentre lo scaglionamento in profondità permetteva il ripiegamento su varie linee successive con lo scopo di rallentare sempre il nemico. Il concetto fondamentale su cui si basava questa tattica era il logoramento dell’avanzata nemica, che sarebbe stata resa ancor più difficile da demolizioni, minamenti e bombardamenti concentrati in determinati punti. Le linee più importanti erano spesso suddivise in vari tratti, ciascuno identificato con un nome diverso.
Secondo la tattica tedesca, le linee fortificate erano importanti non solo per costituire ripari per le truppe e per rappresentare zone di raduno, ma specialmente perché potevano diventare un appoggio per respingere il nemico. Le postazioni avrebbero dovuto continuare a far fuoco anche quando circondate e superate, per questo erano spesso difendibili a 360°, sino all’arrivo delle proprie truppe impegnate nel contrattacco che doveva sorprendere l’avversario non ancora arroccatosi sul terreno appena conquistato.
Indubbiamente le caratteristiche orografiche del territorio italiano aiutarono i tedeschi a mettere in pratica le nuove tattiche. La difesa tedesca era basata su una lunga serie di linee di resistenza : la maggior parte serviva solamente a controllare e rallentare l’avanzata avversaria, alcune agivano invece da punti di raduno dei reparti in ritirata o delle riserve mentre altre erano costituite da pochi centri di resistenza attorno ai quali imbastire una resistenza temporanea, infine le maggiori possedevano vere e proprie fortificazioni permanenti che dovevano arrestare il più a lungo possibile gli attacchi nemici, da incanalare verso le zone più impervie o meglio difese per diminuirne la forza d’urto.
Date la lunga estensione delle coste e la minaccia rappresentata dagli sbarchi nemici, vero incubo per Kesselring e il suo staff, in Italia vennero realizzate difese lungo i mari Tirreno e Adriatico. Quando possibile , le postazioni dovevano collegarsi alle linee di difesa terrestre e al fine di risparmiare le scarse forze a disposizione, le postazioni costiere erano presidiate dalle riserve di corpo d’armata.

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Ricordo ai lettori dei miei articoli, a cui rivolgo i più sentiti ringraziamenti, le mie pubblicazioni di storia del periodo 1918/1946 che si trovano in vendita nelle librerie:

— 8 settembre 1943 fine di un sogno di gloria. Editori dell’Acero, 2001
— Dalla democrazia al regime 1919-1929 i primi anni del fascismo. Editori dell’Acero, 2003
— Hitler e Stalin il tempo dell’amicizia e il tempo della guerra… Editori dell’Acero, 2004
— Salò e l’Italia nella guerra civile. Edizioni Ibiskos, 2005
— 25 luglio 1943 – La fine inconsapevole di un regime. Edizioni Ibiskos, 2007

Sin dal mese di maggio, in risalita da Monteleone d’Orvieto, sono segnalati sul territorio di Città della Pieve numerose unità della 1. Fallschirmjäger Division. In dettaglio: 2. e 3. battaglione del 1. reggimento; 1. e 2. battaglione del 3. reggimento più compagnia unità supporto reggimentali del battaglione comando del reggimento; 1. battaglione del 4. reggimento.

Dal 16 giugno è documentata la presenza anche del battaglione fucilieri divisionale della 356. Infanterie Division.

Dal 17 giugno è documentata la presenza del battaglione esplorante della Fallschirm Panzergrenadier

Division “Hermann Göring”.

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