Il “Caffè della Domenica” “Sviluppumbria? Chiudiamola”

Vi ricordate quale era la battuta più ricorrente dopo che la pandemia aveva invaso il mondo a primavera? “Nulla sarà più come prima”. Lo dicevano politici, scienziati e religiosi, lo speravano cittadini e cittadine. Ma è andata proprio così’?. A dir la verità non sembrerebbe proprio. Facciamo un piccolo esempio. Nei giorni scorsi è salito agli onori della cronaca uno dei oggetti misteriosi che sono presenti nell’orbita dell’Ente Regione. Si tratta di Sviluppumbria, una società per azioni pubblica creata 70 anni fa per contribuire allo sviluppo economico della Regione. In questi tre quarti di secolo, gran parte degli umbri non hanno avuto la minima idea di cosa si trattasse. I più avvertiti hanno capito che si trattava  di qualcosa che aveva perso ogni e qualsiasi senso ed interesse pubblico dentro le grandi modificazioni avvenute in economia e nelle imprese umbre. Una piccola parte, gli addetti ai lavori della parapolitica hanno recitato nella parte delle grandi sorti e funzioni di questo che in molti hanno definito, semplicemente un “carrozzone”.

L’onore della cronaca è dovuto alle dimissioni date dal direttore di questa società, Mauro Agostini. Direttore di questa società, ma anche segretario regionale del PDS, in politica dalla metà degli anni ’80, ma anche deputato dei vari partiti succedutesi in seguito, sottosegretario, tesoriere.  Le motivazioni date dal direttore sono state quelle di una scarsa coincidenza di idee con il nuovo amministratore indicato dalla nuova giunta.

Avrebbe fatto notizia, per la verità,  il contrario. Che un alto dirigente di quel partito e di quel gruppo dirigente che, con il suo operato,  ha spalancato la strada al centro destra in Umbria,  trovasse anche il modo, poi,  di andarci d’accordo  nel sottogoverno.

Ma questa premessa mi serve per dire altra cosa, più seria assai.  Fra i commenti che ci sono stati. Uno in particolare quello di Giuseppe Caforio nel Messaggero mi ha colpito positivamente. Commento secco e semplice.

Caforio ha infatti proposto “la chiusura di Sviluppumbria ed il trasferimento dei suoi ottanta dipendenti nei ruoli regionali, perché in un momento di forte criticità potrebbero essere molto utili all’assessorato”. Basti pensare ai ritardi che la pubblica amministrazione sta registrando sui pagamenti delle risorse previste per l’emergenza.

Ci dispiace dire queste cose  per il nuovo amministratore di Sviluppumbria, nominato dalla Tesei, che è una donna, una imprenditrice e soprattutto una castiglionese, Michela Sciurpa, che comunque potrebbe trovare valorizzazione in molti ruoli anche pubblici. Ma nel caso specifico, siamo perfettamente d’accordo con Caforio. Ed una scelta in tal senso sarebbe davvero il segnale che in Umbria qualcosa potrebbe davvero cambiare. “Perché, nulla sia più come prima”, appunto.

Gianni Fanfano

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