Gianni Fanfano ”Cari amici del Pd pievese…”

Cari amici del Pd che avete letto il mio articolo sul Corriere Pievese e che lo avete commentato, senza citare l’autore e senza inviarlo al giornale interessato, vi dico…grazie.

Non importa se in questo paese, una civile e corretta dialettica democratica sia ancora una meta lontana da raggiungere Non importa se c’è chi continua a valutare le risorse pievesi, anche quelle giornalistiche, divise fra quelle che sono della propria parrocchietta e le altre. Importante è che voi abbiate colto questa occasione per dire la vostra ed indirettamente, abbastanza indirettamente, per aprire un confronto.

Perché un confronto, soprattutto fra opinioni diverse, è molto importante per tutti, ma anche per voi. Perché voi, nonostante abbiate perso le ultime elezioni comunali e nonostante abbiate delle difficoltà, siete comunque ancora il secondo soggetto politico cui i pievesi, al momento, hanno affidato, con il voto, la loro rappresentanza.

E perché di un confronto libero, laico, rispettoso, senza pregiudizi e paraocchi Città della Pieve ne ha tanto bisogno. E’ un bisogno che viene da lontano, viene da sedimentazioni storiche che hanno lasciato il segno nella pelle e nei cervelli di intere generazioni. Non sono passati senza danni i secoli di Stato Pontificio dove religione e potere secolare sono andati a braccetto e poi decenni di Monarchia assai poco costituzionale e poi decenni di fascismo e poi decenni di storia repubblicana monocolore senza alternanza . Voi forse volevate semplicemente segnalare un merito politico e storico . Ma io provo a prendere la palla al balzo, come si dice e a rilanciare.

Veniamo alle vostre osservazioni. Alla osservazione principale in particolare. Lo dite in sintesi nel titolo “E’ la storia (riferendovi alle doti attrattive di Città della Pieve) che ha fatto la differenza” e poi siete più chiari dicendo che il merito “è, di chi l’ha amministrata nei decenni scorsi, dal dopoguerra ad oggi. “

Vi devo un primo chiarimento. Io in quell’articolo, come ho detto, in altre sedi, non ho fatto una analisi storica, e nemmeno politica, diciamo che mi sono divertito , ho ruzzato un po’, stimolato dalla “draghimania” e dai giornalisti “caciottari”, che ci hanno invaso e che hanno fatto appunto per qualche giorno della nostra Pieve, la “capitale della politica italiana”. Ho impastato il “ruzzo” con pennellate di storia e con ritratti veloci di tre personaggi eccellenti che ci frequentano, ma per il buon esito della lettura. Draghi, appunto, Bassetti e Wirth. E poi mi sono divertito dando a questo cocktail il significato del cambiamento. Ma accantoniamo per un attimo il cambiamento e torniamo alla storia ed ai vantaggi competitivi della nostra, vera o presunta, buona accoglienza pievese.

Città della Pieve, ma va detto non solo lei , anzi diciamo gran parte dell’Umbria e della Toscana confinante, da alcuni decenni attraggono l’insediamento temporaneo e a volte anche definitivo di diverse persone, a volte note altre meno. Quando sono note appunto fanno notizia. Diverse di queste persone si son inserite in modo organico e contribuiscono ad arricchire le nostre comunità.

Da cosa è dovuto questo? La prima causa è la nostra collocazione geografica. Una collocazione centrale ed in particolare vicina a Roma e vicina alla Toscana. Toscana investita da questo fenomeno ancora prima di noi. Una collocazione vicina alle grandi vie di comunicazione e quindi facilmente raggiungibile anche per un fine settimana o addirittura come ha fatto Draghi in questi ultimi gironi, per spostamenti quasi giornalieri.

Una collocazione geografica che costituisce e dovrebbe costituire una risorsa “specializzante” per la nostra crescita, che dovremmo supportare e sviluppare. Risorsa specialistica di cui soprattutto le ultime giunte regionali non si sono minimamente curate, complicandoci la vita ed aumentandoci i problemi. Questa nostra centralità geografica e facilità di raggiungimento è dovuta alla ormai storica programmazione nazionale delle ferrovie e delle autostrade. Addirittura è dovuta alla vittoria di Arezzo su Siena, in alcuni momenti storici ed al prevalere di Amintore Fanfani nelle scelte nazionali della DC dell’epoca. La velocizzazione del collegamento Perugia Chiusi è in gran parte ancora da costruire, e le prime fermate dell’Alta Velocità si debbono ai sindaci chiusini, Scaramelli prima con la proposta della stazione ed in particolare a Bettollini per le fermate. Su questo non dobbiamo mollare perché l’Alta Velocità sta rimodellando e riclassificando per importanza il paese come prima hanno fatto Autostrada e Direttissima. Come l’industrializzazione hanno fatto diverse le storie della pianura e della montagna.

Un altro evidente motivo di attrazione è il nostro patrimonio edilizio sparso di edilizia rurale, gli ex casolari dei nostri contadini, disseminati in tutto il territorio dal tipico contratto mezzadrile che prevedeva appunto tra gli obblighi di chi coltivava la terra anche la custodia del territorio, tramite la concessione del podere.

Poi c’è il grande patrimonio storico, artistico ed architettonico che abbiamo ereditato dalle famiglie nobiliari cinquecentesche ed a seguire, ma soprattutto dalla forte presenza della Chiesa con le sue confraternite, i suoi monasteri, i suoi luoghi di culto e all’interno le sue opere pittoriche.

Venendo più avanti nella storia, un merito importante nel secondo dopoguerra a cominciare dagli anni settanta, è stato quello di tutelare e di qualificare questo patrimonio, attraverso politiche che hanno tutelato il centro storico, ma soprattutto lo hanno tenuto vivo, con interventi significativi per quantità e per qualità, di edilizia economica e popolare, in Via Baglioni, In Via Po’ di Mezzo, in Piazza Gramsci. Cosi come acquisendo e ristrutturando palazzi importanti come Palazzo della Corgna Palazzo Orca, il Teatro degli Avvaloranti . Oppure restaurando sempre negli anni ottanta la splendida “Adorazione dei Magi” nell’Oratorio dei Bianchi, dove vi ha lavorato, uno dei più importanti specialisti quale il professor Bruno Zanardi.

Un paese, il nostro, cari amici, che ha mantenuto una certa dinamicità, prima della crisi dovuta ai processi della globalizzazione, per il suo “piccolo miracolo economico” che si realizzò u po’ in ritardo rispetto a quello nazionale. Fu il miracolo economico che porto tra la fine degli anni sessanta ed i primi dei settanta qui a Città della Pieve, la Stamperia, La Buropa, La Metalmoda, la Kelly Color, la Targetti,  cioè quella piccola e media industria che insieme all’edilizia garantì per qualche decennio una certa stabilità occupazionale. In questo caso le amministrazioni comunali e quindi indirettamente la politica, si misero a disposizione, con i piani regolatori, ma come ha appurato ormai, la ricerca storica condotta in diversi laboratori della Libuni, i protagonisti, furono quegli imprenditori che investirono qui da noi e che ruotavano attorno a quello che era il gruppo consiliare della Dc, che faceva capo a Piero Scricciolo, Antonio Reali, Giuliano Possieri e Giuliano Brogelli. Lo stesso Liceo Scientifico, che giustamente ricordate e intendiamo difendere e valorizzare e che è tuttora in prima fila nel patrimonio scolastico della zona, arriva alla fine degli anni sessanta dopo un confronto che vide protagonista la nostra realtà che non la pensava allo stesso modo e si unificò solo alla fine. E per verità storica, come abbiamo ricostruito anche nel Corriere Pievese, i primi a proporre il Liceo, furono il gruppo che ruotava attorno alla Associazione Turistica di allora ed al giornale “Pieve Nostra” che era diretto da Vincenzo Mazzuoli. Poi va detto che per diversi anni ad attrarre i “forestieri” ed a tranquillizzare i nativi, fu l’Ospedale di Zona, di proprietà della Congregazione, fino all’avvento delle Regioni, quell’ospedale che con alterne vicende abbiamo avuto fino al primo decennio di questo secolo. Ma su questo capitolo, non intendo entrare in questo mio scritto. Altre volte l’ho fatto e altre volte lo farò ed immagino lo faremo. Certo che la storia su questo tema non gioca a favore del Pd e nemmeno dei partiti suoi predecessori.

Ma concludiamo con il cambiamento e con la “capitale”.

E’ vero cito il cambiamento avvenuto a Palazzo Fargna e l’iniziativa di cui sono uno dei promotori dei “Civici per l’Umbria”. E questo passaggio forse vi ha “pungicato”. Ma questo è presente e soprattutto futuro e anche su questo mi auguro che ci si possa confrontare civilmente e in futuro.

C’è, invece,  un cambiamento di sostanza, di ciccia, su cui invece vorrei parlare. Cito tre personalità per prendere la rincorsa, perché di cambiamento abbiamo bisogno e indico una strada principale, non la sola, su cui sarebbe interessante il confronto politico ed istituzionale,  coinvolgendo la realtà imprenditoriale interessata. Spero che ve ne siate accorti. Voi ed altri. Cito il turismo e indico il “distretto turistico, di area”, o “cluster” per i più raffinati, come banco di prova del cambiamento. Misuratevi e misuriamoci su questo, vecchie e nuove maggioranze, vecchi e nuovi partiti. Per il bene di Città della Pieve, per il bene di questa Italia di Mezzo di cui facciamo parte e di cui siamo una risorsa non secondaria. Perché la politica torni a svolgere un ruolo positivo. Al di là dei colori più o meno veri, più o meno appassiti. Chi ha più filo avrà la meglio. L’importante è che qualcuno tessa la tela. Il tempo per farlo è questo. Tra non molto, scade.

Gianni Fanfano

 

 

 

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