Fusione Banca Valdichiana. Ma perche con Banca Centro no?

Primo. A scanso di equivoci. A decidere cosa fare o non fare di un soggetto economico privato, anche se con proprietà cooperativa, debbono essere i soci e nessun altro. Secondo. Sempre a scanso di equivoci. A dire la loro su un tema come il credito, che è stato e resterà risorsa fondamentale per l’intera comunità ed in particolare, per la tipologia della proprietà e della clientela, per le famiglie e per le imprese piccole e medie, possono e debbono essere l’insieme delle componenti sociali, politiche ed istituzionali. Almeno in una società sana, libera ed aperta,  come vorremmo che resti la nostra.

Il sindaco di Chiusi Bettollini ha portato all’attenzione di tutti la fase che sta vivendo la Banca Valdichiana ed ha espresso un suo parere. In questi giorni la Banca di Credito Cooperativo di Valdichiana (Chiusi e Montepulciano) sta valutando l’ipotesi di una fusione, come ha detto il suo presidente in un successivo comunicato stampa, “con una consorella”, cioè con un’altra banca di credito cooperativo. Questa necessità di fusione nasce, viene detto, dai parametri che BCE sta indicando al sistema creditizio europeo, ma  anche dagli imput del gruppo ICCREA nazionale che tende a favorire la creazione di gruppi bancari al suo interno che abbiano parametri e requisiti in grado di reggere i processi di competizione e di selezione che nel settore sono iniziati da tempo  ma che certo non si possono considerare conclusi.  Processi che sono insiti all’interno dell’apertura dei mercati e della loro internazionalizzazione. Processi insiti all’interno di una competizione che si è sviluppata in ogni settore e che in questa fase si concentra in particolare sui costi indiretti e generali e sulle economie di scala fra competitor, sulle dimensioni della raccolta e degli impieghi, sulla copertura dei crediti deteriorati, sulla capitalizzazione e sulle marginalità.

Da qui a quanto pare i contatti dei vertici di Banca Valdichiana con alcune banche appunto consorelle, come quella del grossetano, cioè  Banca Tema, nata Il 2 ottobre 2016 con la fusione  tra Banca della Maremma Credito Cooperativo di Grosseto, Banca di Credito Cooperativo di Pitigliano e Banca di Saturnia e Costa d’Argento Credito Cooperativo, da una parte e con la Banca di Credito Cooperativo di Anghiari e Stia, nell’aretino.

Da ciò sorge spontanea una domanda. Ma perché non viene presa in considerazione l’ipotesi di una fusione con l’immediata dirimpettaia e confinante, cioè la Banca Centro, quella banca che ha sede a Moiano, un tiro di schioppo da Chiusi e che da anni porta avanti un processo di aggregazione in Umbria ed in Toscana, (Moiano, Ficulle, Orvieto, Terni e Valnerina, Mantignana, Sovicille) tanto da diventare uno dei soggetti più consistenti del sistema creditizio dell’area e non solo di quello cooperativo? Come mai i contatti che ci risulta siano stati presenti da decenni in questo senso, non hanno mai trovato uno sbocco positivo? Eppure le nostre realtà sono tra le più integrate, al di là di antistorici confini geografici, in tutti i settori, dal commercio al lavoro, , ai trasporti, alle scuole, alla sanità…agli sportelli bancari.

E allora la nostra domanda è davvero fuori luogo?

Gianni Fanfano

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