Fionda contro cellulare 1 a 0

Capisco di rammentare un qualcosa che attualmente non ha significato alcuno, riposa dimenticato, insieme ad altri oggetti, in compagnia di passioni, idee e sogni, sotto la polvere degli anni. Ma se è vero che la vita di ognuno di noi è proprio il nostro vissuto, come si fa ad escludere la fionda, compagna inseparabile dell’adolescenza, dal computo delle esperienze che ci hanno fatto uomini? Tanto per cominciare bisognava fabbricarla la fionda. Occorreva procurarsi la forcina da un arbusto, un albero e doveva essere simmetrica e senza difetti del legno. Poi andava tolta la corteccia e posizionando un sasso nella parte a V la si passava su una improvvisata fiamma affinché assumesse una conformazione a lettera U e tale rimanesse domata dalla viva fiamma. A quel punto la si accorciava a seconda della dimensione più congeniale alla mano che doveva dargli vita. Ottenuta la forcina, bisognava procacciare i due elastici: alla bisogna erano perfette le camere d’aria delle biciclette, quelle rosse…quindi andare dal gommista e farsi dare qualche camera d’aria non riutilizzabile, ricavarne due strisce in un unico taglio, in una sola linea altrimenti una qualunque imperfezione, portava immediatamente alla rottura dell’elastico in trazione. In ultimo occorreva un pezzo di cuoio per la “tasca” dove venivano posizionati i “proiettili.” Quindi procurarsi, magari sotto pagamento, un pezzo di cuoio dal ciabattino, ritagliare un piccolo ellisse e finalmente assemblare il tutto. A quel punto dalla tasca posteriore, di sgualciti e sdruciti pantaloni corti, che avevano visto tempi migliori addosso a fratelli e parenti ormai cresciuti, il favoloso oggetto fuoriusciva con orgoglio ed era pronto ad accompagnarci nella traversata dall’infanzia appena passata e la giovinezza ancora lontana.

Ed era un oggetto molto versatile. Buono per la caccia: lucertole, uccellini, topolini. Adatto al divertimento: tiro al bersaglio, utile nelle rappresaglie vendicative: i vetri cadevano in frantumi che era una meraviglia, e appariva il tutto quasi una magia. E poi era un’arma indispensabile nella guerra: nelle sassaiole risultava uno strumento preciso e micidiale… La fionda però bisognava immaginarla, progettarla e poi fabbricarla manualmente personalizzandola con fregi, stemmi ed altre simbologie. Oggi un bambino fa lo stesso identico percorso, capisco i tempi che cambiano, si evolvono, non sono un nostalgico, un bimbo di oggi, fa un percorso analogo avendo nelle mani un cellulare. Ma tutta la parte avventurosa di odori, sensazioni fisiche e tattili, tutta la socialità nel reperire il materiale atto alla fabbricazione e la perizia tecnica della costruzione della fionda era già un percorso formativo, inesistente oggi tra i bambini. E dopo con l’oggetto nelle mani si era: l’antico atavico cacciatore delle savane, lo sportivo che faceva prova di se come Ulisse con l’arco nelle mani, il soldato durante una missione di guerra. Tutto questo e molto ancora. E non costava in termini economici, quasi nulla. Invece un I PHONE costa fior di quattrini. Ripeto non voglio cadere nell’arida e triste nostalgia. Il mondo giustamente cambia…Però, lasciatemelo dire…la fionda batte l’I PHONE 1 a 0. Almeno fino a quando ancora la rammentiamo.

Nunzio Dell’Annunziata

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