Fanfano “Elezioni a Chiusi. La Pieve docet o non docet?”

Al quasi esaurirsi del primo quarto del ventunesimo secolo c’è ancora un conflitto aperto fra la politica del Novecento e quella del Duemila. Lo vediamo anche qui da noi. Lo abbiamo visto due anni fa con le elezioni comunali e regionali, che videro capitolare per la prima volta l’Umbria e molte realtà storiche della sinistra novecentesca, tra cui Città della Pieve. La lettura prevalente che fu data del fenomeno è stata quella dell’avvicendarsi fra destra e sinistra. La lettura che danno in molti, tra cui il sottoscritto è stata che lo scontro politico e l’interesse dei cittadino soprattutto fuori dalla aree metropolitane, soprattutto nelle elezioni regionali e comunali, sta cambiando. Allo scontro, al conflitto, fra interessi verticali si sta sostituendo lo scontro fra interessi orizzontali.

Gli interessi verticali sono gli interessi delle diverse categorie sociali: i lavoratori dipendenti, gli operatori autonomi, gli imprenditori, i dipendenti pubblici, i pensionati e via dicendo. Gli interessi orizzontali sono quelli delle città dei paesi, delle aree territoriali omogenee. Certo in politica esistono anche i valori i principi, che improntano ancora una parte dello scontro politico, ma è uno scontro che si è attenuato di molto, anche perché esclusa qualche estremizzazione tutti parlano di giustizia di libertà, di benessere. E chi potrebbe parlare diversamente? Semmai il problema sorgerebbe nella verifica fra il dire ed il fare, ma questo è un problema ed un lavoro più complesso che richiede tempo a fatica.

Ma torniamo a bomba. L’Umbria e Città della Pieve nel 2019, hanno votato, anche senza saperlo, secondo gli interessi orizzontali. Hanno cioè giudicato cinquanta e settanta anni di governo locale, a Palazzo Donini ed a Palazzo Fargna, e hanno detto che i risultati erano ormai deludenti e soprattutto privi di prospettive future per le nuove generazioni. Una Regione ed un paese e intere aree fuori da ipotesi di crescita e di sviluppo. Umbria e Città della Pieve, hanno scelto la discontinuità, hanno dato mandato a coloro che non si presentavano come continuazione, per vedere se c’era una possibilità diversa per l’economia e tutto ciò che dopo l’economia viene e sull’economia si fonda.

Ora invece che ragionare su questo processo, che io chiamo di “rimessa con i piedi per terra” della politica, che sta crescendo, anche se in modo a volta confuso, invece che ragionare su come dare un futuro a questi territori, da tempo ai margini dei processi di globalizzazione non governata che stiamo vivendo, invece che ragionare su quali soggetti politici stanno cercando di dare risposte agli interessi orizzontali di una regione, di un territorio di un paese, invece gran parte del confronto politico cincischia ancora su destra sinistra e centro. Anche per delle elezioni comunali. Ancora si parla di Città della Pieve leghista e fascista e ancora, nelle stesse prossime elezioni comunali di Chiusi si analizza il sangue dei candidati e il colore presunto di questa o quella lista. Magari attorcigliandosi intorno agli articoli, di quella brava persona che risponde al nome di Marco Lorenzoni, che conosco da una vita, e con cui da tempo discuto, e che vive dalla caduta del muro di Berlino ad oggi, con in mano le provette che in un suo laboratorio mentale, tutto personale , definiscono la liceità di questo o quest’altro progetto politico.

E del futuro dell’Umbria? E del futuro della Toscana? E del futuro di Città della Pieve? e del futuro di Chiusi? Destra o sinistra? Oppure quali progetti di rete, quali specializzazioni? Quali imprese, quali tutele e valorizzazioni del lavoro? Come uscire senza mettere in crisi la debole struttura di base prevalente dal tanto lavoro nero? Come aiutare la capitalizzazione delle eccellenze? Quali servizi fondamentali ed indispensabili alla persona debbono restare in prossimità? Quali sostegni pubblici veri e che servano? Quali infrastrutture che cambiano oggi la collocazione di una area e ne determinano la centralità e direi il futuro?

A Città della Pieve in diversi hanno provato a capire, in Umbria pure. Fra gli elettori. Fra i partiti tradizionali c’è stato chi è stato più e chi meno furbo e tattico. Lontana l’idea che ad oggi ci siano state le risposte giuste. Il tempo passato del resto è ancora breve. E la strada tutta da inventare. Ed è una strada, a mio avviso, fuori dagli attuali partiti che sarebbero tutti da rifondare o meglio ancora da sostituire.
Cari amici e cugini chiusini, quindi, un consiglio. Se volete citare, nel bene come nel male, l’Umbria e Città della Pieve, citatele con questo paio di occhiali, con questa chiave di interpretazione. E’ quello che stiamo provando a fare a Città di Castello, Assisi e Spoleto.  Soprattutto perché è nel vostro interesse.

Gianni Fanfano

Esecutivo CiviciX l’Umbria

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