Fabro. Caso-ceneri, Arpa. nuovi monitoraggi nei pozzi alleghiamo le conclusioni della relazione di dicembre

Dalla Nazione Umbria del 12-01-2016

Analisi da effettuare di nuovo, entro il mese di gennaio. L’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente guidata da Walter Canapini, intende realizzare nuovi monitoraggi nei quattro pozzi presenti nell’area di Borgosole, quella cioè in cui venne depositato negli anni Ottanta oltre un milione di tonnellate di ceneri prodotte dalla combustione della centrala a carbone dell’Enel a La Spezia. Nei pozzi esaminati è stata riscontrata una contaminazione da solfati, boro, manganese e tetracloroetilene.

I risiltati dell’indagine che erano stati già anticipati e resi noti dal sindaco di Fabro, Maurizio Terzino, sono stati trasmessi dall’Arpa alla prefettura e pubblicati sul sito dell’agenzia regionale. Specificando che le falde acquifere che sono al centro del monitoraggio, non sono mai stati utilizzati ad uso potabile, l’Arpa spiega di non poter al momento indicare i motivi di tale contaminazione. «Il dettaglio informativo delle conoscenze non consente di correlare con sufficiente certezza tali caratteristiche alla presenza delle ceneri derivanti da combustione del carbone e necessita quindi di essere completato» dice l’Arpa, anticipando che i prelievi saranno effettuati entro il mese in una zona ancora più vasta di quella controllata finora.

C’è poi il fronte caldo della radioattività. Secondo l’Arpa, è da escludere la contaminazione di aria, acqua e suolo, ma non in maniera assoluta. In alcuni punti sono stati evidenziati valori più alti di radioattività che vengono spiegati così : «L’incremento è attribuibile alla presenza di ceneri e materiale tufaceo affioranti, ma in entrambi i casi le concentrazione rientrano ampiamente nei valori di Clearance di riferimento e allo stato attuale non risulta evidenza di contaminazione di aria, acqua e suolo anche se non è possibile escluderla in futura qualora mutassero le condizioni di utilizzo del sito attraverso la rimozione dell’asfalto o lavori di escavazione».

 

Alleghiamo le conclusioni della relazione di dicembre

 

Arpa. Caratteristiche idrogeochimiche delle acque sotterranee nei pressi della zona industriale e artigianale “complesso Borgosole” (Comune di Fabro)

Conclusioni

L’indagine effettuata nell’area della zona industriale e artigianale, denominata “complesso Borgosole”, nel Comune di Fabro, costruita su un terrapieno costituito da CCPs riferibili alla centrale ENEL di La Spezia, ivi stoccati nel periodo attorno al biennio 1988-89, ha consentito di accertare vari superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC – D.Lgs.156/06, All.5, Tab.2), per solfati, boro e manganese e tetracloroetilene (PCE).

Tali superamenti delle CSC si realizzano in un contesto geologico caratterizzato, oltre che dalla presenza di CCPs, dalla presenza di sedimenti alluvionali fluviali, attuali e recenti, in parte apportati da operazioni di bonifica per colmata, sovrastanti depositi pliocenici di origine marina, con livelli salmastri e gesso. I sedimenti marini pliocenici presentano varie caratteristiche composizionali simili a quelle dei CCPs.

Il confronto tra le caratteristiche proposte dai punti di monitoraggio ubicati nell’area di abbancamento dei CCPs e quelli della Rete Regionale, distribuiti in un’area più vasta, propone un quadro idrochimico caratterizzato da parziali analogie ma anche notevoli differenze, specialmente per i campioni raccolti nel settore ubicato sottogradiente piezometrico all’abbancamento di CCPs. In tale settore, il punto ZIF4 propone caratteristiche solo parzialmente correlabili a caratteristiche naturali e che, soprattutto per quanto attiene alle concentrazioni in Mn e soprattutto del Mo, evidenzia la possibilità di apporti esterni correlabili alla presenza dei CCPs.22

Allo stato attuale delle conoscenze, il dettaglio informativo non consente di correlare con sufficiente certezza tali caratteristiche alla presenza dei CCPs e necessita di essere completato mediante un ampliamento di indagine, che verrà avviato a partire dal prossimo mese di gennaio e da focalizzare sui seguenti aspetti:

  1. allargamento dell’area di indagine e reperimento di ulteriori punti di monitoraggio;

2. in base alle indicazioni dell’EPRI, allargamento del set analitico agli isotopi dello Sr e del B;

3.  eventuale confronto con le caratteristiche idrogeochimiche delle falde idriche in altre aree interessate da presenza di CCPs ed in cui non siano presenti sedimenti pliocenici di origine marina.

 

Riguardo a Gianni Fanfano

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