Elezioni in Umbria. Voto subito o voto dopo. Chi esce e chi ci riprova Rassegna stampa dal Corriere dell’Umbria di Anna Mossuto

Rassegna stampa. Una volta c’erano i riformisti e i conservatori, i democratici e i comunisti, i berlusconiani e gli anti berlusconiani, poi ci sono stati i renziani e gli antirenziani e oggi ci sono quelli del voto subito, tipo giugno, e quelli del voto dopo, a scadenza naturale. Quest’ultima categoria è il frutto della decisione della Corte costituzionale di rivedere l’Italicum, la legge elettorale voluta da Renzi. Prima di conoscere le motivazioni che saranno utili al capo dello Stato per decidere se sciogliere o meno le Camere, prima di sapere con quali leggi elettorali si andrà a votare e prima di appurare se i partiti troverano un accordo in materia, un ragionamento sugli aspiranti onorevoli e senatori si può comunque abbozzare. Una specie di fanta-candidati, cosi tanto per fare il punto e partire con anticipo. Allora, in Umbria abbiamo una pattuglia di sedici parlamentari, divisi tra 9 deputati e 7 inquilini di Palazzo Madama. Saranno tutti ricandidati oppure no? Partiamo dal Pd, il partito che ne annovera la pattuglia più folta. Si può ipotizzare che la veterana Marina Sereni, vicepresidente della Camera dei deputati, tomi a casa dal momento che è alla sua quarta legislatura, esattamente sedici anni consecutivi di attività parlamentare se si va a votare nel 2017, altrimenti saranno diciassette tondi tondi fino alla fine del mandato l’anno prossimo.

Le regole del partito sono chiare. Stop al terzo mandato o comunque non oltre i quindici anni di incarico. Quindi la Sereni sarebbe fuori (il condizionale è d’obbligo), mentre gli altri sono tutti sulla carta ricandidabili, compreso il sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci che si appresta a concludere la terza legislatura dopo undici anni di vita parlamentare di cui gli ultimi anche con incarichi di governo. Per lui non ci sono problemi, ha tutte le carte in regola per continuare il suo impegno, anche perché di politica ne mastica un bei po’ e poi in giro non ci sono giganti da contendergli il posto. Anche Walter Verini alla Camera dal 2008 potrebbe essere ricandidato tranquillamente per la questione dei limiti, come il problema del tempo non si pone per le new entry Anna Ascani e Giampiero Giulietti, alla loro prima esperienza a Roma.

Per il Senato la situazione è più limpida, tutti al primo mandato e quindi in astratto tutti ricandidabili, e cioè Gianluca Rossi, Nadia Ginetti e Valeria Cardinali. In carico all’Umbria per volere dell’allora segretario Bersani anche Miguel Gotor, pure lui al primo impegno parlamentare, che però dopo un po’ di articoli sulle tematiche della regione che lo ha eletto se n’è scordato presto assorbito dalla fatica di fare la minoranza. A completare la squadra dei senatori Linda Lanzillotta che di partiti ne ha girati parecchi prima di tornare al Pd dopo aver mollato anche Scelta Civica con cui è arrivata a Palazzo Madama. Socialista, rutelliana, margherita, Pd, Monti e di nuovo Pd. Per lei, probabilmente, la giostra dovrebbe fermarsi. Anche lei come Gotor alle sorti dell’Umbria non pare interessata granché se non durante la campagna elettorale. Della serie una volta presi i voti chi si è visto si è visto. Questo ü quadro ma al di là di tutto a decidere chi sarà ricandidato e chi no è soltanto Renzi, quindi se il segretario il lanciafiamme lo userà allora in parecchi farebbero bene a guardarsi attorno ma di posti a disposizione non se ne vedono tanti e poi le scadenze elettorali sono sfalsate, quindi sarà una bella lotta. Senza pensare poi a quelli che aspirerebbero a farsi un giro dopo aver esaurito mandati tipo sindaci o qualche apicale del partito che ha già ammesso di essere a disposizione per diventare parlamentare. Beh, non ci vuole tanto coraggio, forse la faccia tosta sì, a confessare le proprie ambizioni in un bailamme di confusione e incertezza politica che magari si è contribuito a creare.

Sistemati i piddini, vediamo gli altri parlamentari. Adriana Galgano eletta deputata con Scelta Civica ha vissuto in prima persona il tramonto di un partito che è riuscito per il fattore ñ a portare un numero immeritato di parlamentari, immeritato per la fine della forza e dei consensi, e adesso si ritrova in un gruppo dallo stesso nome che nella società avrà un pugno di voti e poco più. Quindi la sua strada pare segnata, almeno per quanto riguarda la capitale. Più o meno nella stessa condizione Pietro Laffranco eletto con il PdL nel 2008 poi dopo qualche tentennamento e qualche sirena (fittiana) ha aderito a Forza Italia. Riuscirà a farsi un terzo giro alla Camera? Il suo posto è ambito dalla coordinatrice regionale Calia Polidori che per due mandati è stata sempre eletta fuori dall’Umbria ma ora che è la responsabile della linea politica da queste parti non ha rivali. E poi i rapporti non sono proprio idilliaci tra i due.

A Palazzo Madama c’è anche Luciano Rossi che dopo una lunga militanza con il partito di Berlusconi ha abbracciato la linea e le ragioni del Nuovo centro destra di Aitano, ma dopo tré legislature, di cui due alla Camera, probabilmente si dedicherà a tempo pieno all’altro grande impegno, quello di presidente nazionale della Federazione tiro a volo. A completare la squadra, ecco i tré grillini, il senatore Stefano Lucidi e i deputati Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella, ma il loro futuro dipende dal popolo del web, quindi fuori da ogni logica politica così come intesa finora. Ora si parte da qui, dagli uscenti, per capire i desiderata e le chances. Ma va detto che la politica è cambiata radicalmente, sono saltati alcuni paradigma, come sono saltati addirittura alcuni partiti e punti di riferimento, quindi quello che si pensa oggi domani può essere tranquillamente smentito. O quello che oggi sembra surreale domani può concretizzarsi. Perché in politica vale sempre la vecchia regola, e cioè mai dire mai.

Anna Mossuto

Direttore del Corriere dell’Umbria

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