Città della Pieve. La demolizione dell’ex Consorzio apre un dibattito sull’archeologia industriale L'intervento di Luca Marchegiani, delegato Fai Trasimeno.

(Rassegna stampa.Dal Corriere dell’Umbria del 27-09-2018) L’edifìcio che ospitava l’ex-consorzio di Po Bandino, Città della Pieve, è stato demolito. Al suo posto sarà realizzato un nuovo centro commerciale. La decisione di abbattere l’edificio che per molti, seppur ormai fatiscente, rappresentava un pezzo della storia della frazione pievese ha aperto un ampio dibattito sull’opportunità o meno di rinunciare a quegli edifici che, in altre realtà, sono oggi classificati come “archeologia industriale” con, in alcuni casi, vincoli specifici. A entrare nel dibattito anche il delegato del Fondo ambiente italiano (Fai) del Trasimeno, Luca Marchegiani. “Credo che sia arrivato il momento – afferma – di cominciare a ragionare sulla tutela di alcune costruzioni che possono rappresentare uno strumento per conoscere la storia architettonica degli ultimi cento anni. Se da una parte è giusto abbattere vecchi edifici per non consumare il territorio, è importante valutare l’edificio che si va ad abbattere per non perdere un pezzo del nostro passato”.
“Sicuramente non sussisteva un vincolo sul consorzio di Po Bandino – spiega Marchegiani – an che se era un luogo storicizzato, che aveva un suo decoro architettonico. Realizzato nell’immediato dopoguerra, era almeno da conservare il prospetto con le pensiline in cemento armato insieme alla copertura di raccordo tra le due strutture, sicuramente tra i primi esempi nel territorio di coperture in cemento. Credo che con un minimo di sensibilità, volontà politica e attenzione si poteva realizzare un progetto che potesse includere il manufatto oggi distrutto che molto probabilmente lascerà spazio a un anonimo capannone. Oggi il valore di edifici di questo genere è riconosciuto e, nel caso specifico, il fatto che lo abbia studiato il Politecnico di Milano indica che non fosse un manufatto anonimo e insignificante”.
Se ormai sono inutili le considerazioni sul consorzio, demolito, l’attenzione si sposta su altri edifici ritenuti importanti documenti per la memoria storica di una comunità nata proprio intorno alla presenza di queste attività. “Dalla discussione che si è aperta tra i cittadini dopo questa demolizione – prosegue Marchegiani – spero nasca una maggiore consapevolezza tra chi è deputato alla conservazione del nostro patrimonio che, seppur recente, ormai è da ritenersi storico. Per cui mi auguro che lo stesso destino non tocchi alla palazzina Enel e che si possa avere diversa attenzione per l’ex consorzio in prossimità del centro storico, conservando il prospetto e la pensilina in cemento, segno delle capacità tecniche che raggiungemmo, in Italia, nell’uso del materiale già dagli anni Trenta: basti guardare la forme ardite delle opere di Pier Luigi Nervi”. Una riflessione che interessa il futuro di altri importanti siti del Trasimeno come la ex-Sai di Passignano e l’ex-fabbrica Rondini di Magione.”
*foto di copertina da Città della Pieve Viva

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