Città della Pieve. Comitato per il Diritto alla Salute ” Mancano le strutture e si offrono attrezzature” Un documento che aggiorna l'analisi dei problemi della sanità locale a ridosso della sentenza del Consiglio di Stato

Dopo un anno di battaglia siamo giunti ad una delle fasi cruciali. Il 26 luglio c.m. il Consiglio di Stato discuterà la riapertura del Pronto Soccorso di Città della Pieve -con relativa e necessaria struttura ospedaliera- in merito al ricorso presentato dal sindaco di Montegabbione e da noi appoggiato in adiuvandum.

Nel frattempo, leggiamo con certa perplessità delle recenti iniziative relative alla Sanità promosse dalla Regione Umbria: un milione di euro destinato all’area del Trasimeno e un corso di 350 ore per la formazione di 58 medici di emergenza-urgenza.

di mettere qualche toppa ai gravissimi errori commessi in questo territorio, presentati però come contributi per ” Ma andiamo per punti, tanto per essere chiari.

I bisogni di salute dei cittadini: nel corso di questo anno di attività, abbiamo più volte fatto presente ai responsabili regionali che un Primo Soccorso non può essere la soluzione all’emergenza-urgenza di un territorio, soprattutto se, oltre alle strutture, manca anche il personale specializzato. Abbiamo fatto presente che non si può agire alla carlona, smantellando prima di ri-costruire o costruire strutture adeguate, sperimentando con improbabili punti di primo soccorso o prima assistenza per vedere se funziona. Che poi magari se non funziona ci inventiamo qualcos’altro e vediamo l’effetto che fa. Abbiamo fatto presente che questo territorio è stato e si sente discriminato, che il graduale depotenziamento dei servizi fino all’inaudita chiusura delle strutture sanitarie sta causando il depauperamento del territorio e aumentando il rischio di spopolamento.

In un anno di lavoro non abbiamo mai ricevuto risposte, nè dall’Assessore alla Sanità, nè dai Direttori della Asl, nè dal presidente della Regione, nè da nessuno di quelli che dispongono della nostra salute e dei nostri diritti in quel della Regione. Ci chiediamo quindi a quali cittadini si fa riferimento visto che i contatti con gli abitanti del territorio in questione sono stati nulli.

L’Ospedale unico del Trasimeno: nel corso di questo anno abbiamo sottolineato più volte come mai il progetto dell’Ospedale unico in fase esecutiva già nel 2009 sia stato impunemente affossato. Qualche rappresentante della Regione ci ha suggerito che ” è stata una scelta politica”. Risposta plausibile forse per chi ha fatto della gestione politica uno strumento di salvaguardia dei propri interessi ma vergognosa, illegittima e inaccettabile per noi cittadini, che deleghiamo ai nostri rappresentanti regionali il ruolo di salvaguardia dei diritti del territorio. Per noi la Salute è un diritto non una “scelta politica”.

E allora, vista l’assenza di risposte decorose e soddisfacenti, proviamo a cambiare la domanda. Hai visto mai che il problema è la forma e non il contenuto. Il quadro delle risorse disponibili del progetto dell’ospedale unico del Trasimeno (2009/2011) rilevava la disponibilità finanziaria della somma totale di 36.816.456,89 di euro. In altre parole, quei soldi erano stanziati in bilancio.

Tuttavia, nella delibera N. 1283 DEL 19/11/2013, con riferimento al progetto dell’Opedale unico del Trasimeno,si legge che : “…a fronte di un finanziamento statale richiesto di € 17.650.000, risultano assegnati €8.826.504, somma che risulta ampiamente insufficiente per la realizzazione dell’intervento”

Il dubbio sorge quasi spontaneo: se nel quadro delle risorse disponibili la somma di 36.816.456,89 era stanziata in bilancio, perchè la Regione, quattro anni dopo, chiede ( e non ottiene) 17.650.000 allo Stato? Aveva messo in bilancio risorse disponibili che in realtà non lo erano? Oppure c’erano ma sono state destinate altrove?

Maldestri tentativi di dare risposte più efficaci e di qualità ai bisogni di salute dei cittadini.

E a proposito di conversioni e riqualificazioni di Ospedali: una volta accantonato il progetto dell’ospedale unico, in base a quali criteri la Regione ha deciso di puntare sull’ampliamento di un ospedale piccolo, con possibilità di parcheggio e di espansione fortemente limitate da una posizione strutturalmente complessa come è l’ospedale di Castiglione del Lago? Una scelta assai dubbia visto che, rispetto all’Ospedale unico del Trasimeno, ha determinato la perdita di almeno 50 posti letto, di reparti fondamentali come ginecologia, ostetricia e pediatria, e di un Pronto Soccorso che avrebbe avuto alle spalle una struttura ospedaliera invece che di un residuo ospedaliero. Anche questa è stata una scelta politica?

Molte domande, poche risposte, tanta superficialità e poca attenzione alla voce chiara e forte di un territorio che ad oggi risulta abbandonato dal punto di vista sanitario. Per motivi definiti con certa vaghezza “amministrativi”, i lavori della tanto decantata Casa della Salute di Città della Pieve sono fermi tanto quanto quelli dell’ospedale di Castiglione del Lago. Il risultato è il nulla, accompagnato dalla crescente preoccupazione degli abitanti.

Sconcertante, ma tutto sommato coerente con una politica raffazzonata che mette toppe laddove non ha saputo intervenire con efficienza,attenzione e lungimiranza, l’iniziativa di un corso di emergenza-urgenza di 350 ore che dovrebbe garantire la stessa formazione della scuola di specializzazione che ha invece una durata di cinque anni. Si fatica a paragonare 350 ore a cinque anni. Si fatica assai. Come se il problema della mancanza di medici di emergenza-urgenza fosse l’assenza di opportunità di specializzazione e non i contratti indecorosi che vengono loro proposti e che li incoraggiano, per loro stessa affermazione, a recarsi in altre regioni.

Ma poi arriva il milioncino all’area del Trasimeno: un po’ a Città della Pieve, un po’ al Cori di Passignano e un po’ all’ospedale di Castiglione del Lago per l’acquisto di nuove attrezzature tecnologiche. E tutti ad applaudire. Da ridere per non piangere. Un territorio che ha una casa della Salute a metà, un primo soccorso stentato e poco convincente, un ospedale di territorio ancor meno plausibile, incastrato tra una Rocca Medievale e un lago, e per di più con i lavori di ampliamento bloccati, dovrebbe esultare per l’arrivo di macchinari tecnologici? Mancano le strutture e si offrono attrezzature? Ma si sa, i soldi fanno gola a tutti e hanno un potere inequivocabile: quello di zittire.

Noi abbiamo deciso di ribellarci al silenzio, di prendere posizione, di lottare apertamente e con onestà per avere quello che ci spetta di diritto. Il silenzio non è più tollerabile e non ci fermeremo, comunque vada.

Comitato per il Diritto alla Salute Art.32

 

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