Chianciano, la crisi e il confronto su come utilizzare risorse residue

Certamente Chianciano si trova in un momento cruciale della sua storia. Da quella sorta di scintillante e ricca, prosperosa, stazione termale, si è venuta trasformandosi in una specie di periferia abbandonata dove perfino nel centro cittadino, le serrande abbassate e le erbacce la fanno da padrone. Certamente il COVID 19 ha sferrato un colpo oltre il quale sarà veramente arduo e impegnativo proseguire. Ad oggi, prima quindicina di luglio, gli alberghi sono chiusi salvo due o tre. Alcuni altri, tra incertezze sesquipedali, apriranno ad agosto e non hanno deciso se per venti giorni, un mese o qualcosa di più. L’attuale amministrazione sta per esaurire il proprio mandato e, al netto del sicuro impegno e lavoro profuso per un rilancio della cittadina termale, ed escludendo da questa valutazione i danni della pandemia, lasciano una situazione praticamente uguale a quella trovata nel momento dell’insediamento in comune. Voglio dire che solitamente la buona volontà, la fatica di amministrare, l’entusiasmo politico e la voglia di cambiare non sono direttamente proporzionali ai risultati ottenuti. Gli amministratori si saranno anche fatti in quattro per migliorare lo stato delle cose… ma basta fare un giro per Chianciano e la situazione, la drammatica realtà è sotto lo sguardo di tutti. Certo questo stato di cose non cambia con un colpo di bacchetta magica, è un processo lungo e irto di difficoltà. Ora poi con questa mazzata tra capo e collo dal nome Coronavirus, deriverà, speriamo di no, un ulteriore peggioramento di quantità e qualità del già precario serbatoio turistico chiancianese. I clienti privati della cura sono ormai esigui nel numero, e diminuiranno ancora. Il flusso di stranieri per ora bloccato, nel momento che riapriranno le frontiere, avranno trovato in gran parte altri itinerari, altri canali per le vacanze in Toscana. Gli alberghi che resteranno chiusi inoltre avranno un ulteriore peggioramento strutturale e un più difficile reinserimento sul mercato.

A questo punto, al degrado di molti edifici alberghieri si somma anche quel certo abbandono funzionale ed estetico di tutto il centro della cittadina termale e su questo argomento,   ultimamente si è accesa una viva polemica tra i cittadini a riguardo di due milioni di fondi ereditati dalla precedente amministrazione e che andrebbero spesi. Gli attuali amministratori vorrebbero usare tale cifra per demolire e riedificare il bar dei Fucoli. Lo schieramento politico a loro contrapposto proporrebbe di ristrutturare il bar solo in parte, estendendo però l’intervento fino al Bruco dotandolo di nuovi bagni, spogliatoi, servizi vari. Inoltre, secondo un progetto che pare sia stato anche reso noto, avanzerebbe una cifra sufficiente alla riqualificazione di piazza Italia, magari comprando e rendendo fruibile anche l’ex cinema Garden ricavandone uno spazio polifunzionale. È scontato che qualunque ripresa di Chianciano passa per forza anche attraverso un restyling del cosiddetto salotto buono della cittadina. Certo se i due milioni di euro fossero sufficienti a riqualificare parzialmente il bar dei Fucoli, e il Bruco e piazza Italia compreso il Garden, avremmo fatto bingo. Ma basterà quella cifra a realizzare un progetto così ambizioso? Non credo… Gli esperti comunque valuteranno le due ipotesi. Si spera solo, qualunque sia la decisione finale, che prevalga la scelta più funzionale ad un miglioramento di Chianciano, e chi si troverà a decidere, mettendo da parte posizioni di schieramento politico, dia il suo sostegno al progetto che meglio utilizzi la somma a disposizione.

Nunzio Dell’Annunziata

Riguardo a redazione

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Controlla anche

Città della Pieve. Referendum. SI 67%, No 32%

Questi i risultati del referendum a Città della Pieve, sulla riduzione dei parlamentari,  divisi per ...