Assessore Coletto: “Cosi migliorerò la sanità”

L’assessore regionale alla sanità Coletto ha rilasciato una intervista a Marina Rosati del Corriere dell’Umbria a pochi giorni dalla firma del “Patto per la salute” siglato fra Governo e Regioni. Una notizia importante è che ci sono trenta milioni in più oltre al fondo ordinario. Per il resto in alcuni passaggi l’assessore ha sfiorato i temi che interessano la nostra zona . Quelli di un ospedale di base che serva a disintasare il Policlinico e quelli dei bisogni territoriali. Ma è chiaro che l’appuntamento è per il nuovo piano sanitario regionale e per i dirigenti che verranno nominati. Dal 2020, qui da noi, in tema sanità ed ospedali si attendono novità rispetto al passato. Riportiamo sotto l’intervista completa. (g.f)

• Una sanità in salute che deve affrontare, però, diverse criticità, prima fra tutte quella della mancanza di medici. Anche per questo sono previsti per l’Umbria altri 30 milioni in aggiunta al riparto del Fondo nazionale. A fare il punto sul comparto sanitario, alla luce dell’accordo sul Patto della salute, siglato mercoledì a Roma, è l’assessore regionale, Luca Coletto, che ha dato il suo contributo a deli neare alcune novità dell’intesa. Tra le sue priorità c’è il potenziamento della sanità territoriale e la revisione della bozza del Piano sanitario stilata dalla precedente giunta.

Quali sono i pilastri di questo Patto che avete siglato a Roma?

“Finalmente c’è stata un’intesa da parte dello Stato con le Regioni per portare in reparto gli specializzandi dalla fine del secondo anno. Quindi il 3°, 4° e 5° anno gli studenti li passeranno in reparto; saranno assunti a tempo determinato e così faranno parte della struttura. Questa misura ci permetterà di avere qualche medico in più nelle corsie, visto che c’è una mancanza cronica. Poi abbiamo deciso che, su base volontaria, chi vuole rimanere può farlo fino a 70 anni. Consideri che ora il limite è 65. Questo provvedimento è importante perché, ai sensi della legge Madia, i medici una volta andati in pensione nelle strutture pubbliche avevano la facoltà di lavorare nelle strutture private accreditate. Altra questione, non secondaria, è quella legata agli investimenti perché, ad oggi, c’è un iter abbastanza lungo sia per quanto riguarda l’edilizia ospedaliera, sia per l’acquisto di macchinari e apparecchiature. Abbiamo chiesto di velocizzare le procedure per la sottoscrizione degli accordi di programma per l’ammissione ai finanziamenti perché, spesso e volentieri, la massa di burocrazia rallenta gli interventi. Queste proposte sono arrivate dalla nostra delegazione, come anche quella, di abbassare l’eta dello screening mammografico da 50 a 40 anni”.

A livello finanziario di quante risorse parliamo?

“A livello nazionale sono 2 miliardi, per quanto riguarda l’Umbria siamo nell’ordine dell’l,5%, quindi circa 30 milioni che saranno disponibili nel riparto del 2020”.

Assessore, è circa un mese che ha preso in mano la sanità umbra, che idea si è fatto di questo comparto?

“La sanità umbra è una buona sanità. La criticità di cui soffriamo, come anche altre regioni, è la mancanza di medici. E poi è necessario dedicare una maggiore attenzione al territorio e agli anziani. Si tratta quindi di riorganizzare la struttura tenendo conto di queste necessità”.

Cosa significa per i territori? Tornare indietro ripotenziando gli ospedali di comunità?

“I territori hanno bisogno di un coordinamento che significa sostanzialmente mettere in sinergia i medici di medicina generale con le Case della salute. Chi va in ospedale, nel 99% dei casi per fortuna, non ha bisogno di essere ricoverato, ma ha bisogno di cure, di prestazioni che si possono trovare nelle Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali o Case della salute, che sono fatte da più medici messi insieme. Gli esami basici i pazienti li possono fare qui”.

Questo sarà alla base del nuovo Piano sanitario a cui lei, immagino, sta già lavorando?

“C’era una bozza, adesso la dobbiamo riprendere in mano e riverificarla, perché la centralità sarà, oltre che sulla governance degli ospedali, sul territorio, attraverso i medici di medicina generale, le Case della salute, gli ospedali di comunità, destinati a gestire le persone che sono in riabilitazione, piuttosto che il paziente cronico, che quando si scompensa ha bisogno di essere ricoverato e riallineato con i medicinali che assume abitualmente”.

Si va dunque verso un minor accentramento sulle due Aziende ospedaliere e più servizi sul territorio

 “Certamente. Questo è funzionale non a sminuire le Aziende ospedaliere, ma a far fare un lavoro appropriato alle stesse che devono curare i malati in fase acuta. Non i cronici che devono essere presi in carico nel territorio”.

Che tempi si è dato per il Piano sanitario?

“Appena mettiamo in piedi la squadra partiremo subito con una concertazione allargata. Poi, una volta sentite le cronicità del territorio, partiremo con una progettazione di massima per portarla prima in giunta e poi in consiglio per l’approvazione definitiva”.

E per riavere i direttori, quanto dovremo attendere?

“Nel più breve tempo possibile ridaremo alla sanità umbra i suoi direttori”.

Riguardo a Gianni Fanfano

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