Alto Orvietano e Ospedale Pievese. “Vogliamo svegliarci da questo incubo.” Una lettera dall'Alto Orvietano sul tema caldo dell'ex ospedale pievese e del Pronto Soccorso.

(Riceviamo e pubblichiamo). Vogliamo svegliarci da questo incubo. In molti, in queste settimane febbrili, abbiamo letto della chiusura dell’Ospedale e del Pronto Soccorso di Città della Pieve ed in tanti se ne sono accorti dall’iperafflusso del Pronto Soccorso di Perugia e di Orvieto. La cosa che colpisce è la mancanza di una corretta ed esplicita informazione. E se questa sia la giusta strada da percorrere.

Il 21 aprile scorso, a Montegabbione c’è stata un’assemblea pubblica, che ha visto la partecipazione di molte persone. Purtroppo c’è stato il forfait dei dirigenti della Asl 1 che erano stati invitati all’evento, senza peraltro nessuna risposta in merito. Io personalmente purtroppo non ero presente, ma dai commenti letti nella rete, sono stati toccati diversi temi caldi. Uno su tutti, la mancata assistenza in caso di urgenza.

Per questo il Comune di Montegabbione ha presentato ricorso al Tar per la chiusura ingiustificata e senza nessun preavviso del Pronto Soccorso pievese. Tirando in causa la scarsità a tutt’oggi di un numero sufficiente di ambulanze presenti sul territorio. Accentrando l’attenzione sulla problematica che il più vicino Pronto Soccorso è a mezz’ora di macchina. Tempo preziosissimo che potrebbe essere risparmiato. L’amministrazione di Montegabbione si fa portavoce di un disagio che non è solo dell’alto orvietano, ma anche della bassa Val di Chiana. Conosco di persona il sindaco ingegnere Fabio Roncella, insieme al vicesindaco Isabella Marchino e so che non si arrenderanno facilmente senza una risposta chiara ed esaustiva. Questa riqualificazione spregiudicata, uso questo aggettivo, perché sarebbe stato più semplice e corretto coinvolgere di più i cittadini, non solo pievesi, in questo nuovo progetto calcolando   i successivi benefici e le criticità che si sarebbero venute  a creare. In un sistema, dove conta molto il bilancio ed il fatturato dell’azienda sanitaria, bisogna arrivare ad un giusto compromesso, senza dimenticarci dei cittadini, veri usufruitori dei servizi.

Dopo aver letto quell’avviso, attaccato solo nove giorni prima e recante la chiusura del Pronto Soccorso nove giorni dopo, un pezzo di storia di Città della Pieve sembra come essere stato gettato alle ortiche. Quello che è diventato l’erede del Pronto Soccorso, il Punto di Prima Assistenza della Casa della Salute,  ha subito delle trasformazioni, divenendo un simil Pronto Soccorso, un surrugato venuto male, ed espone gli stessi punti critici di un Pronto Soccorso sempre di più depotenziato e ridotto sul lastrico.

Dopo la bruttissima morte per infarto di una cittadina pievese in un bar nella più importante piazza del paese, dove l’ambulanza partita dal Pronto Soccorso di Castiglione del Lago avrebbe  impiegato quasi mezz’ora per recarsi nel posto,  al di là del caso specifico, viene alla luce la problematica, mai peraltro risolta, delle poche ambulanze. Se poi si unisce il fatto che il Pronto Soccorso di Città della Pieve,  in passato rispondeva alle esigenze di una popolazione generale di 13-14 mila abitanti,  ci sembra questo del Pronto Soccorso e dell’ambulanza un problema non irrisorio.

Lasciatemi anche commentare la presa di posizione del Partito Democratico dell’Alto Orvietano. Mi sembra una chiusura a riccio di fronte al disagio di molti cittadini. Potevano, secondo il mio modesto parere, organizzare un incontro aperto a tutti per chiarire meglio, con il loro aiuto, ciò che è il nuovo assetto sanitario. Inoltre trovo strana la  inefficace risposta con la presentazione della nuova Casa della Salute di Fabro, vantandosi dei nuovi ambulatori.

Che sono un buon inizio ed un buon servizio senza ombra di dubbio, ma con due Asl diverse dubito che i cittadini pievesi ne possano usufruire al momento della prenotazione al Cup. E poi si parla di Pronto Soccorso e non di ambulatori.

Dopo questa breve riflessione,  mi viene in mente un precedente, cioè le chiusure degli Ospedali di Chiusi e Chianciano Terme. Di quest’ultimo ne seguii all’epoca la dinamica. Ci fu una manifestazione popolare che si oppose con tutte le forze alla chiusura del nosocomio. Si visse un clima di tensione. Questo a conferma di  quanto l’argomento sia sempre importante. E che la corretta informazione ed il coinvolgimento dei cittadini sia tutto.

Patrik Manganello

 

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